Recensioni
Helena Hauff
Have You Been There, Have You Seen It
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Luigi Lupo
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Edoardo Bridda
- 9 Novembre 2017

C’è stata una fase in cui è stato esplorato il continuum techno europeo da un punto di vista post-punk, missando cioè nuove e vecchie tracce prodotte con quello spirito, omaggiando tanto i padri di Chicago e Detroit quanto quelli di Manchester e Sheffield, tanto J.G. Ballard e Philip K. Dick da una parte, quanto Anton Corbijn e Blade Runner dall’altra. C’è stato un album – Discreet Desires – che ha colto di quelle il lato che meglio si adeguava ad un ascolto emancipato dal dancefloor, con inevitabili omaggi a Kraftwerk e ai New Order più ballabili. Ora però Helena Hauff torna al suo cruccio di sempre, quando si tratta di produrre: tracce hardware based focalizzate sul ritmo (Roland TR-808), fatte in ristrettezza di mezzi alla ricerca di – …se non di un miracolo, per citare 2049 – nuovi equilibri e ghost in the machine. Come accadeva nelle sue primissime prove come Actio Reactio per la Werk Discs dell’allora mentore Actress, e meglio ancora nel suo primo album – A Tape – recentemente ristampato, anche in questo Have You Been There, Have You Seen It ci si concentra sul pulse programming tra loop e ronzii, movimenti cinetici basali che insinuano un lucido rapimento dalla porta del rétro, una tela del ragno TR808 avvolta in brumose atmosfere ed espressionistici quadretti ai synth.
Dall’angolazione più ruvidamente industrial e post-punk del suo affilato gusto musicale, che è poi il pane dei suoi dj set, qui osserviamo l’altra, quella pensosa e lo-fi che passa per l’ossessione di sempre per l’electro-techno in Do You Really Think Like That? (con le analogiche a sanguinare, ronzando sature come sul punto di collassare), per le Acid Tracks dei Phuture in Continuez Mon Enfant Vous Serez Traité En Conséquence (qui riavvolte al ralenti), fino all’amore più volte sbandierato per i Drexciya e il lavoro di Gerald Donald che, anche da queste parti, esercita la sua bella influenza subliminale.
La Hauff non fa facile citazionismo, come è anche consapevole di non aver nulla da aggiungere rispetto a quanto è già stato detto, suonato ed esplorato in tutti questi campi, eppure la sua ortodossia e dedizione ripagano: c’è differenza nell’ascoltare le sue produzioni rispetto a tanta, troppa roba tutta uguale fatta con lo stesso identico setting di macchine.
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