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7.4

Di Helado Negro aspettavamo un disco maturo, dopo che si era divertito a fare la figura dell’emarginato del glo-fi e aveva professato qualche indecisione di troppo, sfociata in una miriade di progetti con qualche promettente sprazzo di genialità pop. Al quarto disco Roberto Lange raggiunge l’agognata “ripeness”, viaggiando sulle coordinate che hanno reso interessante il suo timbro: tropicalismo, synth misurati, cantato mezzo ispanico mezzo inglese e lacrimucce nostalgiche.

I Krill You ha gli inserti orchestrali/coreutici che già usati nella serie degli EP Island Universe Story (in particolare nel Vol. 2 con la collaborazione con il compositore Trey Pollard), in Myself On 2 U c’è il featuring dell’amico di Atlanta Adron, che aggiunge un tocco di soul alle ritmiche sudamericane, in Friendly Arguments si fa maturo anche l’uso della voce,  che assomiglia sempre di più a quella del frontman dei National. Triangulate è poi uno strano ibrido fra il dark di certo Tricky e la dolcezza dei synth anni 80. Per finire That Shit Makes Me Sad mescola Brian Ferry e Phil Collins. L’uomo raccoglie a piene mani l’eredità del pop elettrificato di Beck di Midnite Vultures e la riattualizza con qualche citazione Animal Collective, filtri sepia da Instagram e il ricordo di quello che ci aveva insegnato Washed Out nei suoi EP d’esordio. Una sensibilità che trascende dalle mode e crea un ottimo compromesso fra synth pop e cantautorato indie.

Lange è come se fosse una specie di Julio Iglesias raffreddato con i synth squadrati dei Tarwater (Queriendo): un ibrido che non c’era, e che non fa sorridere, anzi. L’uomo è serissimo negli intenti e ha una sensibilità che mette i delay al posto giusto, ci aggiunge qualche tastierina e qualche beat chiudendo il cerchio senza sbavature. Fa tutto a casa Roberto, e dalla finestra del suo studio di Brooklyn ci immaginiamo di vedere passare Hannah Horvath di Girls o la frangetta di qualche studentessa ricca che è andata a studiare a New York dai Parioli. Un disco che fa moda non perché è di moda, ma perché vale.

 

 

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