Recensioni

Prima uscita e primo centro per Maple Death Records, neonata etichetta di Jonathan Clancy, già A Classic Education e His Clancyness, che con questo split vince facile mettendo insieme due tra le migliori formazioni post-punk italiane.
Si parte con i palindromi Havah, band romagnola di Michele Camorani (Raein e La Quiete) che qui appare con cinque brani tutti al di sotto dei due minuti a metà tra la wave 80s e il filtro Sacred Bones. Con il passaggio dai territori screamo & co. al post punk Camorani ha guadagnato il dono della sintesi, mettendosi un pò più nudo nel suo songwriting: riff pop ma secchi e glaciali, testi di genere ridotti all’osso e mai un passaggio superfluo o una battuta che non sia essenziale, sia con la chitarra che con i synth (per la cronaca, vincono le chitarre 4 a 1). Una conferma dunque, accompagnata dalla piacevole constatazione che ogni nuova uscita a firma Havah è migliore della precedente.
Sull’altro lato fanno da contraltare gli His Electro Blue Voice proponendo una sassata da venti minuti, Tartlas, che dimostra come la band abbia oramai raggiunto un equilibrio perfetto tra post punk, hardcore, noise e questi motorik a doppia velocità che alla lunga sono violenza pura, specie in formato live. Si capisce anche perché li ha voluti Sub Pop: riescono ad amalgamare una pletora di riferimenti “classici” (perlopiù roba anni ’80, tra i tanti possibili, Wipers e Flipper) venendosene fuori con un suono che è personale ed è anche estremo, risultato nelle corde di pochi.
Non c’è altro da aggiungere, se non che il tutto esce in edizione gatefold con un bell’artwork a cura di Meg Remy delle U.S. Girls. Finale scontato, applausi per tutti.
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