Recensioni

C’è del post-punk in Danimarca. Marcio, sincero e diretto, Like Breath Beneath a Veil è il primo LP degli Hand Of Dust, trio dark post-punk proveniente da Copenhagen, formato da Bo Høyer, Jesper Rasmussen e Victor Palsby. Il gruppo, vicino a sonorità alla The Gun Club, The Birthday Party e primi Nick Cave & the Bad Seeds, è dedito ad un raw post punk influenzato principalmente dal blues e dal neo-folk. Il disco d’esordio presenta interessanti e alcoliche “murder ballads”, ponendosi sulla scia dei conterranei Iceage, Marching Church, Sexdrome (Bo Høyer Hansen è anche membro di quest’ultimi due gruppi). Dopo due 7″ usciti nel 2014 (Walk In White per Avant! e Without Grace Or Glory E.P. per Blind Prophet Records), esce il loro primo full-length il 5 ottobre 2015 per Avant!.
Già in Walk In White il trio mostrava una forte padronanza della materia, con uno stile diretto e un buon songwriting, spaziando tra i generi in maniera originale, senza cadere in facili cliché di matrice neofolk, ma introiettando anche nei testi una certa visione da folk apocalittico per i nostri “tempi interessanti”. In Like Breath Beneath a Veil la proposta musicale del trio è ancora più a fuoco, con un album monolitico e compatto. Il disco è decisamente un buon biglietto da visita con brani incendiari come l’ottima Lighthouse, pregna di ritmiche selvagge e pulsanti. Born in the Summer è sghembo post-punk paranoico, denso di riverberi e vibranti linee di basso, mentre brani come l’iniziale Feast of Tails o Roses in the Sawmill rileggono a modo loro ruvidità punk-blues alla Nick Cave dei primi anni Ottanta. Nel lavoro non manca un certo spleen alla Hugo Race dei tempi di The Wreckery, così come un certo appeal alla Death in June era Leagas/Wakeford. Like Breath Beneath a Veil presenta in sostanza brani molto riusciti, come ad esempio Encased in Amber, dove emerge con prepotenza l’interessante stile canoro “urlato” di Bo Høyer, sospeso tra Gun Club e Cult of Youth. Molto intrigante è anche Dip Your Tounges in Slaughter, con una ritmica marziale che emerge sul finale come un’oscura mano che si protende tra le nebbie. I Nostri riescono a mettere in scena un lavoro valido, con un suono ben riconoscibile e personale.
Il sottobosco danese sembra essere un brodo di cultura fertile per giovani realtà (Iceage, Lower, Marching Church, Sexdrome, ecc) che, scendendo dalle fredde lande del nord, conquistano e riscaldano il cuore delle nuove generazioni senza aver bisogno di pose patinate, ma con un crudo realismo sempre pronto a sbatterti in faccia la realtà. Label come la danese Posh Isolation e l’italiana Avant! sono ottime talent-scout e ci mostrano come certe scene siano più vive e vitali che mai. Gruppi come gli Hand Of Dust, si sono appropriati di sonorità che, seppur provenienti in massima parte da paesi anglosassoni, oggi sembrano aver trovato nei giovani del vecchio continente nuova linfa propulsiva, voglia di mescolare le carte ed ibridare i generi.
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