Recensioni

Nasce dalla passione d.i.y. questo terzo lavoro dei Cult Of Youth. Sean Ragon, deus ex machina del progetto, ha deciso, per l'occasione, di costruire uno studio di registrazione nel suo negozio di dischi a New York e rinchiudersi in quelle quattro mura assieme al batterista Glenn Maryansky e la violinista Christiana Key. Il parto è Love Will Prevail, disco che allarga ulteriormente i confini musicali dei C.O.Y.
Il raggio d'azione rimane folk, anzi neo-folk a giudicare da titoli programmatici come New Old Ways, ma dopo la decadenza pagana dell'esordio e il western cavallerizzo dell'omonimo Cult Of Youth, qui emerge – e ti pareva – una componente psych pop che si fa strada con tutta una serie di riverberini pronti ad appiccicare l'incipit di Man And Man's Ruin con Prince Of Peace e la già citata New Old Ways. Il compito è svolto con bravura perché, questa è la notizia, il talento dei Cult Of Youth è in ascesa e la maturazione percepibile chiaramente lungo tutte le dieci tracce del disco. E' altresì vero che le cose migliori rimangono inchiodate ai momenti più Curtisiani, quando il connubio tra lirismo baritonale e esistenzialismo spicciolo assume toni noir (Garden Of Delight), o quando si torna agli accenti western di Path Of Total Freedom più l'eccezione wave post-punk di The Gateway.
In definitiva, il meglio continua ad essere legato a quanto già fatto e sentito. E bravo comunque Ragon, uno da tenere d'occhio anche in futuro, basta non si allontani troppo dal quel sostrato nero con cui è cresciuto – tra punk e industrial – perché lì ha il cuore e lì deve restare.
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