Recensioni

7.1

Nel 2009 si faceva un gran parlar di loro in UK. La legacy di tre ragazzi di Bristol cresciuti sotto l’ala di Pinch e additati da molti come la next big thing in fatto di dubstep e grime, o meglio post- tali. Joker era il genietto della situazione, oltre al più giovane del lotto e di gran lunga il più famoso (già aveva remissato gente grossa come Simian Mobile Disco e Roni Size). Quell’anno faceva vent’anni ma secondo quanto ci ha raccontato Rob Ellis in una recente intervista, è probabile che ne avesse anche meno. Ed era stato lui a coniare il nome per la sua musica, il purple sound, uno stile che si era presto configurato come genere con tanto di varianti Wow e funk, qualcosa di identitario che lo distingueva dai movimenti losangelini o dalla stessa scena dubstep. In pratica, al posto dei drop e dei ritmi, dominava il sintetizzatore, magari su felpate sincopi HH, con la melodia comunque protagonista. Guy Middleton – nome d’arte Guido, allora 21 anni – e Jemal Philips – ovvero Gemmy, di 23 anni – erano di fatto figli suoi, e tutti vivevano nel mito dell’epoca d’oro della 2 step.

Per farla breve, se Joker è arrivato all’esordio lungo sulla coda del successo dei Magnetic Man imbrogliandosi con la sua stessa Vision (storia che si ripeterà con i se e i ma del caso nel Chapter II di Benga), e Gemmy, dopo la parentesi con Planet Mu, è rimasto comunque sempre in penombra legato ai 12” e in derivata rispetto a lui (peccato), Guido era ed è il vero romantico white lad da cameretta della combriccolaNella girandola di tendenze synth 80s (Space Dimension Controller), videogame (Ikonika), hip hop (Hudson Mohawke) o giocosamente massimaliste (Rustie), lui rimane quello che compone i brani a casa con piano e tastiere, ancor prima di toccare Mac e Protools. Il suo atteggiamento non cambierà negli anni, anche dopo le lodi sperticate tessute sia da Pitchfork che da Resident Advisor per l’esordio lungo Anidea, nel 2010. La conferma della serenità di questa scelta arriva con la seconda prova lunga pubblicata sulla Tectonic del fido Pinch, un lavoro che arriva dopo quattro uscite in 12” minori ma di pregio (in particolare Micro X / Vessel Dogs) e altrettanti mix per le solite testate web specializzate.

Forte delle generose soulful ballad con Emma-Lou al canto (Green Eyed Monster e Letting Go sono), l’album si piazza sugli stessi binari del precedente e già basterebbero le fanfare Joker style ben posizionate in contrappunto (NRG, Squeaky Jungle) o le riletture di fino di 2 step per apprezzarne il più che buon cesello produttivo e la maturazione artistica (Green Eyed Monster, Lucky Git, l’omaggio agli Artful Dodger di Heartful Dodger). Guido però sul disco ci ha lavorato parecchio e dettagli e piccole sorprese non mancano, specie nella seconda metà della scaletta. Nulla che abbia appesantito beninteso: sbucano tocchi minimalisti, umbratilità The Streets (ancora NRG), fascinazioni africane ben asciugate al sole (Midnight Savannah) e poi c’è, Kalm, un’acquerello emozionale che richiama alla mente certo Aphex Twin metà Novanta, un ottimo brano davvero in un album vario e colorato proprio come da miglior tradizione Purple.

Lontano o vicino dall’hype (Afrika se vogliamo unico brano aggiornato alle trattorie late 80s e nu disco), Guido sente il proprio battito e traccia un percorso tutto in coerenza. Suonare allo stesso tempo freschi e scafati alla sua età non è di poco conto. Bravo.

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