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Pochi minuti di vuoto, persi in qualche errore tecnico. Come il bianco che annulla i rumori sul nastro, come una stringa di bytes riprodotta erroneamente. Come un’assenza che ancora reca la sua storia, le sue conseguenze. Come un buco dove qualcosa è precipitato contro la volontà, per motivi legati all’istinto e alla pace. Forse quell’intervallo doveva rimanere perso.

Ma gli occhi non sentono ragioni, frugano attraverso il ricordo spezzato, trovano immagini e flash, mentre i pensieri attraversano gli anni. Un giovinetto, Neil, diventa adulto, per incontrare nelle vacuità del suo percorso l’amico che ha condiviso quella storia.

Una storia di pochi minuti che costruisce un viaggio surreale e angosciato, dove i volti e gli avvenimenti sono filtrati da occhi insensibili e spenti, rapporti abituali consumati tra la carne incolore e la volontà anestetizzata.

Elaborazioni. Niente di sporco, niente di perverso. Nessuna variazione. L’ebbrezza è un miraggio come il piacere, nonostante i rimbalzi pericolosi della carne che conserva il passato, racchiuso in un destino diverso. I due amici si ritrovano dopo anni, e d’improvviso i ricordi si disegnano nudi in un abbraccio. 

Quei minuti arcani e misteriosi rievocano loro stessi davanti al camino della casa di natale, gli stessi spazi, lungo una notte facile a dirsi, pura e densa di lacrime. Non si scappa dal proprio cammino, non si fugge dal dolore assoluto, quello che tutto annienta e tutto spegne. Oggetti sessuali perdono tutto e restano tali. Restano senza cuore, annichiliti e formali.

Immobili, né tristi né lievi, nonostante qualunque movimento. Neil e l’incontro fanciullo con il coach. Il baseball. E Brian. L’altro fanciullo. Che vive la stessa alterità, il punto critico, lo shock, che per lui diventa un arcano incontro ravvicinato.

Qualcosa di oscuro, misterioso, attraverso un contatto che lega e segna, da un altro mondo. E i ricordo di Neil. Il coach. Dopo quell’incontro, due vite vanno parallele lungo drammi e solitudini. O nei corpi degli altri, nei giri a vuoto senza intimità. Lontano dal cuore, le due rette parallele ritrovano il destino comune, tornano all’origine e convergono, misteriosamente. Nella casa di natale, dove la trama torna all’origine, nel buco che ha risucchiato i senso, che li restituisce lucido e intenso.

Molto più di una storia di pedofilia. Molto più profondo, dentro le storie di due giovani persi nello spazio. Quell’incontro svanito e ricomparso. Presente e vivo oltre gli anni. Una storia di abusi senza commento. Tratto da un romanzo di Scott Heim.

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