Recensioni

6.4

Cinque album alle spalle sono già tanti, figurarsi se a questi se ne
aggiungono altrettanti realizzati nelle fila di una delle band più
acclamate del decennio scorso, con tutti i pro e i contro che ne
derivano in termini di indipendenza (artistica e non solo). Incurante
di tutto e di tutti (Gorillazcompresi), l’ex Blur Graham Coxon ormai veleggia sicuro sulla propria
rotta, ben saldo nel ruolo, ritagliatosi già dal 1998 con The Sky is Too High,
di cantautore indie. Se un paio di anni fa si era presentato in una
veste più hi-fi e prodotta dopo le rilassatezze in bassa fedeltà delle
prime prove, oggi l’ex guitar hero torna con quello che aveva
annunciato come un concept sull’amore, e che in realtà è una raccolta
di brani power pop in cui, a trentasette anni suonati (!), si crogiola
nella posa di eterno nerd incazzato.

Love Travels At Illegal Speeds èil
più immediato e meno cantautorale dei dischi di Coxon, in cui spopolano
chitarre distorte e rabbia adolescenziale, con un’inedita attitudine
punk (vedi il trittico iniziale Standing On My Own Again / I Can’t Look at Your Skin / Don’t Let Your Man Know, tutto un imperversare di Sex Pistols, Ramones, Jam e Who), ai limiti dell’emo (le liriche o titoli come Gimme Some Love e You Always Let Me Down); per il resto vale un po’ quanto già detto riguardo a Happiness in Magazines: se volete sapere cosa manca ai Blur dai tempi di 13 fatevi un giro dalle parti di Just A State Of Mind, What’s He Got e See A Better Day e avrete la risposta.

Poi
per carità, quando vuole Graham fa vedere che stoffa pop e – giusto per
ricordarlo – abilità alle sei corde non gli sono venuti certo a
mancare: You and I, Tell Like It Is, Don’t Believe Anything I Say e Flight To The Seanon sfigurerebbero affatto nel canzoniere dei Blur (o in quello di ogni
songwriter pop-folk che si rispetti); il punto semmai è che oggi Coxon,
anziché cedere alle incessanti avances di Albarn, preferisce associarsi
a gente come Kaiser Chiefs (per cui apre i concerti) e Bloc Party (dei quali I Don’t Want To Go Out potrebbe essere un’outtake!), mostrandosi inesorabilmente rivolto a un passato anche anagrafico anziché al futuro. Love Travels… suona come una presa di posizione netta, che la dice lunga sul carattere cocciutamente indipendente e assolutamente uncompromising (ai limiti dell’autismo) del personaggio. Solo per affezionati.

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