Recensioni
Vedete, il caso Goth-Trad al suo quarto album è emblematico, perché rappresenta bene le condizioni della UK bass odierna. Il sound è sempre solido e si regge ancora sulle proprie gambe, colonne come Pinch e Shackleton sono ancora in grado di tirar fuori ottimi lavori, ma l'halfstep ortodosso offerto dal New Epoch in questione in Departure e Anti Grid è ormai un approccio pienamente storicizzato (l'apertura di Man In The Maze è di nuovo lo Skream di Tortured Soul, avete notato?), una scrittura che non sta più pensando a nuove ipotesi future ma celebra sé stessa e il proprio rigore estetico, anche per compensare le contaminazioni post-2010 da Roska in giù: checché se ne dica questa oscurità dub ancestrale ha terminato le frange sperimentali (l'ultima era stata quella verso la techno di Martyn e Scuba) e si è consolidata sulle sue chiusure introverse e accademiche. Significativo infatti che quando il producer giapponese lanciato da Mala ha voluto muovere un po' le acque, a fine 2005 con Mad Raver's Dance Floor, è finito per ripercorrere le radici breakbeat fino alla drum'n'bass. Retrologia al quadrato.
Non è un gran problema, se label come la Deep Medi riescono ancora a tirare fuori materiale di qualità come questo: il wobble di Babylon Fall e le frustate di Airbreaker danno ancora la scossa allo stomaco, e tanto basta. Ma la prossima volta che inveiremo contro le aperture pop-mainstream-dance di Katy B, Joker e dei Magnetic Man prossimi al bis, ricordiamoci che son queste le mosse che stan tenendo al passo coi tempi un genere che altrimenti sarebbe irrimediabilmente destinato al revival commosso, come è accaduto al mondo rave. Per dire che il ricorso pop non finirà mai, Goth-Trad invece è già un reprise.
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