Recensioni

Sia che lo si veda nelle vesti di membro dei Ride prima, degli Oasis poi, ed ancora di Hurricane #1 e Beady Eye, o come titolare di una solida (nonostante il basso profilo) carriera solistica, arrivando perfino a firmarsi nel ruolo di remixer, Andy Bell è un musicista dalle innegabili infinite risorse. Ne è prova questo suo nuovo album, intitolato Pattern Recognition, che lo vede debuttare noscondendosi dietro lo pseudonimo di GLOK.
A grandi linee lo possiamo definire un tuffo nel lato più elettronico e dance-friendly della musica, anche se tutta una serie di distinguo sono necessari per inquadrarlo nella maniera migliore. Il percorso sonoro che si sviluppa (nella versione vinilica su ben quattro facciate), oltre a seguire una sorta di filo rosso che funge da concept di massima – la transizione lungo i sette giorni della settimana da un weekend all’altro – incorpora i più vari generi musicali trovando un punto i comune tra questi in una certa sensibilità verso tutto ciò che ha a che fare con la psichedelia in musica, ed usando il termine nell’accezione più ampia possibile.
Non stupiscano dunque le lunghe cavalcate elettroniche punteggiate da accenti chitarristici e riffs che sarebbero potuti comodamente entrare a fare parte del repertorio di una qualsiasi delle band succitate e nelle quali Bell ha militato sia alle sei che alle quattro corde. Ripetitive, sintetiche e sensuali parti ritmiche fungono da robusto ed instancabile motore per la maggior parte dei brani, mentre il senso di ipnosi che ne deriva è accentuato dallo “Sprechgesang” usato dalle ospiti in veste vocali, ovvero Chloé Raunet aka C.A.R., Sinead O’Brien, Shiarra e MC Shamon Cassette. Intermezzi come Day Three, Kintsugi e Memorial Device, nella loro rarefazione più vicini al genere shoegaze per il quale il musicista è decisamente più conosciuto, donano un ampio respiro quasi cinematico all’intero lavoro discografico. A conferma di quanto un semplice spostamento di prospettiva, se gestito da un artista capace, di buon gusto ed aperto a nuovi stimoli, possa dare vita ad intriganti e sempre benvenuti scavalcamenti tra generi e costrizioni stilistiche.
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