Recensioni

Gli Ep sono come cortometraggi, punti di sospensione tra il prima e il dopo. Giuseppe Ielasi ne presenta contemporaneamente due: 15 tapes, dalla natura più statica, e questo Tools più dinamico ma meno ricco di dettagli. Abbandonati i panni del droner digitale dall'orientamento poetico, l'ultimo Ielasi rincorre circuiti chiusi, forme digitali dalla struttura rigida e neo-formale in una ricerca dal gusto timbrico scarno i cui materiali lasciano poco spazio all'elettroacustica di Gesine.
Tools è composto da sette momenti, e da 15 tapes trattiene l'uso di un suono puro, oggettivamente individuato (Metal Rod, Polystirene box, Paper Lamp) e copiato/scannerizzato dall'oggetto stesso in bilico tra ritmica-aritmia. La differenza tra i due Ep, è che siamo su 12k, e dentro vi ritroverete timbriche care sia a Christopher Willits quanto agli amatori dei solid-textures. Il passaggio terminologico esistente tra il “vecchio” pattern e il più fashionable Tools, o Object (di cui si parla nelle note) è qualcosa che nessun serializzatore di definizioni potrà oramai storicizzare. Si tratta di un uso più tecnocratico, per cultori di piattaforme Max/Msp, che logico. Ed infatti in Tools, l'unica novità resta extradiscografica, e consiste nel vedere definitivamente compiuto il passaggio di Ielasi nel dancefloor minimale, più volte toccato, o avvicinato con cautela. Sebbene di nuovo ci sia veramente poco (Veiculo dei To Rococo Rot del 1997 già conteneva tutto questo in maniera esemplare).
Ciò che all'interno dell''universo neo-formale di Ielasi appare come una liberazione dai canoni compulsivi della vecchia e cerebrale elettroacustica, per un neofita, Tools apparirà come un'operazione fredda, estranea, mancante. E c'è un concreto rischio che tutto sfumi sotto la scure della serialità.
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