Recensioni
Cresciuto a pane e studi musicali – soprattutto chitarra classica, ma anche solfeggio, armonia e composizione -, il ventitreenne Giovanni Marton esordisce sulla lunga distanza con Ogni sguardo non è perso (sottotitolo: Formulario di estetica stagionale), album che arriva dopo l’EP del 2011 Non sogno l’estate. Il giovane polistrumentista si presenta con un debutto convincente sotto diversi aspetti, grazie a una personalità cantautorale già matura che, seppur orientata principalmente verso sonorità dark pop, riesce comunque a costruire brani eterogenei. Un campionario di suoni caratterizzato da una scrittura sottile, misurata, che di volta in volta rimanda a paesaggi fuori dal tempo e dallo spazio, in bilico tra dissolvenze barocche ed eclettismi cameristici.
Tormenta estiva, il brano che apre il disco, introduce l’ascoltatore a un songwriting che per i suoi giochi di luce e ombra fa pensare al lato intimista e visionario del Morgan migliore, come anche L’ultimo sole, pezzo che vira verso territori maggiormente synth senza però rinunciare alla linearità della forma-canzone tradizionale. Perdersi tra gli sguardi, con la sua tenue melodia impressionista, immerge in uno scenario da Parigi in bianco e nero, dove la suggestione chamber non è più solo musicale ma anche cinematografica, mentre Il tuo mondo non è perso è un ipnosi electro rock à la Bluvertigo. Nel disco c’è spazio anche per due ospiti illustri: Fabio Cinti in Nuovi sistemi stellari (un synth d’autore in aria Battiato) e Lele Battista in Idillio Borghese (ottimo esempio di artigianato pop, per uno dei brani più riusciti del lotto). Tanto per sottolineare ancora una volta i legami di Marton con tutto il revival 80s connesso a una certa canzone d’autore all’italiana.
Nel complesso, il pregio maggiore di Ogni sguardo non è perso è la voglia di sperimentare soluzioni musicali insolite e personali, pur nell’ottica di un songwriting sempre riconoscibile. Un buon esordio di un autore da tenere d’occhio.
Amazon
