Recensioni

7

Mostri è il terzo album di Giorgieness e quello che segna il decisivo passo nel mainstream per la cantante rispetto al Siamo tutti stanchi risalente al 2017. Dall’indie rock degli esordi, Giorgia D’Eraclea è approdata a un pop radiofonico – con alcune influenze che arrivano dal mondo dell’elettronica – che sceglie la strada dell’introspezione per poi puntare su enfasi, rotondità e sottolineature romantiche all’altezza del ritornello. La scrittura, più semplice ed aperta, indaga vari temi come famiglia (Cose piccole), amore (Mostri, Supereroi), dolore e rinascita (Anima in piena, Tempesta), consapevolezza e fama (Hollywoo, Successo), e lo fa scegliendo arrangiamenti acustici (Il giardino del torto, ispirata al lato folk dei King Crimson, e Anima in piena), ma molto più spesso elettrici mix di chitarra, synth ed effetti con i quali colorare tele glamour à la Lana Del Rey (Supereroi) o ballad desertico-cinematografiche (Gilda), un terreno che sembra prepararla a eventuali partecipazioni sanremesi (Maledetta), passando dalla porta di una Francesca Michielin (Mostri, Tempesta) o de La Rappresentante di Lista.

Tra autoanalisi ed osservazione del mondo, solitudini, assenze e desolazioni, è Giorgia stessa a scrivere i brani, con una prosa morbida ma che sa anche pungere. La produzione ad opera del trio formato da Marco Olivi, Davide Napoleone e Ramiro Levy dei Selton, è altrettanto felpata, attenta a dar struttura ed ambiente alle strofe, ancor più quando si tratta di dar slancio ai ritornelli con un sound pieno dove le chitarre sono sempre protagoniste, ma anche ciò che si ascolta sullo sfondo (synth, drum machine, tastiere, batteria) è altrettanto importante per calcare il messaggio. Emblematica per l’intero album è la title track Mostri, che affronta tematiche quali amore, diversità ed in particolare la difficoltà a tessere relazioni vere e profonde con le persone. Il pezzo rappresenta il cuore del progetto ed è caratterizzato da un uso massiccio di archi e pianoforte.

In definitiva, forse ci sono un po’ troppe ballad, forse lo schema già troppo pronto per certa cinematografia italiana coming of age è, appunto, un po’ troppo schema. Ma rompere certe regole acquisite del pop contemporaneo non è da tutti e senz’altro dentro queste stanze è bello ritrovarcisi e lasciarsi andare. Mostri, in conclusione, è un disco che se la batte tra ambizione e buona musica.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette