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Less is more potrebbe essere un manifesto programmatico per Gionata Mirai, o forse più semplicemente un modo per riappropriarsi dell’essenza delle cose. Non ci si aspetterebbe tanta propensione per l’asciuttezza da uno che è famoso principalmente per essere stato il co-fondatore de Il Teatro degli Orrori nonché leader del trio post-hardcore Super Elastic Bubble Plastic, progetti che, sonoramente parlando, non sono proprio la quintessenza dell’”acusticità”.
Ascoltando Primitivo, suo terzo lavoro solista che arriva nove anni dopo il precedente Nelle Mani, il pensiero potrebbe correre alla colonna sonora di Into The Wild, spogliata però di ogni orpello. Rispetto alla celebre soundtrack di Eddie Vedder non v’è quasi traccia di altri strumenti che non siano la chitarra acustica, quindi niente banjo, mandolini, organi e affini. E soprattutto, niente testi cantati, ad acuire il senso di natura e lontananza dalla civiltà, perché «primitivo è il mio modo di approcciarmi alla chitarra».
Primitivo ma non asociale. Alle registrazioni, nei pochissimi casi in cui si possono udire strumenti extra, hanno partecipato anche un paio di musicisti amici di Mirai, e al mix ha operato Giulio Ragno Favero, anch’egli membro, in qualità di bassista, della compagnia “teatrante” capitanata da Pierpaolo Capovilla.
Questa destrutturazione ideologica prima che musicale si sostanzia in undici tracce dalla vena perlopiù country-folk dove riecheggia praticamente solo il mirabile fingerpicking del chitarrista mantovano, come sempre ispirato a maestri del genere come John Renbourn, Leo Kottke e John Fahey. Un lavoro concepito secondo l’accezione più restrittiva dell’aggettivo strumentale e costruito per sottrazione, sconfessata (si fa per dire) solo in un paio di passaggi: Mari Ermi, in cui compare l’armonica suonata da Alessandro Antonelli, e Lentoneutro, dove alla sei corde acustica si affianca un’elettrica. Da segnalare nella tracklist anche una cover del tema principale di un’altra celebre colonna sonora, quella de I due superpiedi quasi piatti degli Oliver Onions (a proposito di musiche per film, l’ultimo progetto a cui aveva preso parte Mirai era stato Dallarte, documentario su Lucio Dalla uscito nel 2023).
Per il resto si passa dal registro gaio e baldanzoso di Tutto Riparato e Piccolo Tour a quello malinconico di Roma26, a quello zen/new age della title track. La dimensione è domestica, da focolare. Tanto lo stile virtuosismo del musicista veneto si impone all’ascolto quanto la scrittura delle partiture è al servizio delle emozioni, in questo viaggio musicale simile a un road movie.
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