Recensioni

Giovani e londinesi, il che – ne converrete – è già un ottimo punto di partenza. Poi però li ascolti e li senti in possesso di una calligrafia che non disdegna le scenografie ipercromatiche e inacidite di band statunitensi come MGMT e Unknown Mortal Orchestra, che peraltro i Nostri dominano con la padronanza, anzi con l’autorevolezza, di musicisti navigati. Perdoneremo quindi ai Gengahr di avere scelto – “solo perché suonava bene” – di chiamarsi più o meno come un Pokemon, e di questo A Dream Outside diremo quel che è giusto dire, ovvero che si tratta di un debutto coi fiocchi.
Il disco è benedetto da una freschezza, da un gusto per l’intrigo pop che fa vibrare le trame psych di grazia Wilco (vedi gli arpeggi caramellati dell’incalzante She’s A Witch), concedendosi altrove ascendenze arty Roxy Music (Powder), struggimenti civettuoli Suede (Heroine) ed il passo sghembo di certi Eels (Bathed In Light). Notevole poi come tutto questo beccheggiare tra frontiere indie variamente lisergiche schiuda palpabili attitudini black, si tratti di lirismo gospel su groove uptempo (Embers) o di soul sincopato su schiuma brit-pop (Fill My Gums With Blood), mentre l’accoppiata Where I Lie/Dark Star ancheggia funk morbido e liquoroso finendo per spremerne begli umori cinematici.
Spezziamo una lancia infine per la voce di Felix Bushe, bravo a modulare il falsetto in bilico tra il balzano e l’ipnotico, vero valore aggiunto in quasi tutti i pezzi. Uno di quei dettagli che segnano la differenza tra l’apprezzabile ed il molto buono.
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