Recensioni

6.5

Con Gazzelle ci eravamo lasciati nel 2021 con OK, album che a dispetto del nome non ci aveva convinto a pieno. Quel momento, l’ennesima “violenta bordata di singoli slegati e buoni, per la quasi totalità, solo da urlare in un palazzetto”, ci era sembrato giusto per chiedere a Pardini di smascherarsi e di raccontarci qualcosa in più di se, della sua identità e maturità artistica.

A due anni di distanza il romano prova a scavare dentro di se in maniera più profonda e sceglie di farlo in grande, almeno dal punto di vista visivo, piazzando in copertina un profondo cratere in mezzo ad un prato verde. Didascalico? Forse. Sincero? Sicuramente si. La necessità di raccontarsi nel profondo stavolta screzia ogni punto del suo nuovo lavoro che si chiama, per l’appunto, Dentro (prodotto dal fidato Federico Nardelli) che si apre con l’iconica Qualcosa che non va, brano che l’artista stesso ha dichiarato essere “il brano manifesto del disco”.

Sì, perché come in una primissima seduta di terapia, Pardini dichiara che “dentro c’ho qualcosa che non va e non so bene cosa, so soltanto che non va” nel modo più schietto e onesto di sempre, quasi a voler invitare la controparte  ad una ricerca comune. Quella stessa ricerca, con buona ragione tutt’ora in corso, porta Gazzelle a fare i conti con il proprio passato e con lo scorrere del tempo, tema che ricorre a più riprese nell’album (Michelino, Flavio, Quello che eravamo prima in collaborazione con il sodale Thasup). Il tempo, che diventa quasi tangibile, ammanta di una delicata malinconia l’intero lotto e offre il campo più adatto ad un ragionamento speculativo, come lo stesso autore ha dichiarato parlando dell’album: “Volevo che portasse con sé del tempo, che non fosse un’istantanea ma un recipiente in cui puoi sentire il tempo che contiene. In questi due anni inevitabilmente ho fatto i conti con cose che mi sono successe prima”. 

E tra queste fa capolino finalmente anche l’amore, ma non quello doloroso, bugiardo, infedele già esperito nei lavori precedenti ma quello “felice” e, se vogliamo, più maturo: La prima canzone d’amore è, a tutti gli effetti, una dedica speciale alla sua compagna che mostra un altro lato di Pardini finora taciuto o tenuto ben nascosto. In questa lunga seduta di analisi che è Dentro sono le ballad, altra novità, a fare la voce grossa (Non lo dire a nessuno, LPPBDS, E pure…) rispetto al classico uptempo dell’artista romano.

Non tutte funzionano ma hanno il pregio di dare coesione e identità ad un lavoro che, sebbene senza l’aiuto di Thasup, Fulminacci (Milioni), Noyz Narcos (Roma) faticherebbe a stare in piedi sulle proprie gambe, riesce in maniera genuina a mostrare qualcosa di più della solita identità granitica. Sarà che, complice anche il recente primo concerto allo Stadio Olimpico, Gazzelle è un artista in crescita, sarà che il tempo passa e molte certezze crollano o sarà semplicemente che le cose accadono e ad un certo punto la necessità di raccontarsi in un certo modo diventa improcrastinabile (Un’altra settimana, Repubblica mi chiama, le cose che non dico, le dico solo a mamma).

Gazzelle lo fa nell’unico modo che conosce, cantando del suo mondo senza giri di parole. Solo stavolta un po’ meglio. E arrivando più Dentro.

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