Recensioni

La ristampa in cd del primo album dei Gaznevada Sick Soundtracks, contenente anche il primo 7”, il mini lp Dressed to kill e un brano dal primissimo demo del gruppo, permette finalmente di capire meglio il fenomeno del post-punk in Italia, oltre a farci godere dell’ascolto di questi brani che si credevano ormai perduti, incisi tutti tra il ’79 e l ’81.
Nati nella Bologna degli Skiantos, i Gaznevada proseguiranno la carriera ammorbidendo il proprio sound negli anni successivi, cavalcando l’onda del synth-pop (parteciperanno anche a “Sanremo Rock” e a “Un disco per l’estate”) e ottenendo qualche buon riconoscimento, per poi sparire nel nulla come gran parte dei gruppi italiani di quel periodo. Ma quel che interessa qui sono gli esordi, e a sentirli oggi quasi non ci si crede: una mistura di Contortions e new wave britannica (NevadaGaz), Cramps e Chrome (Blue TV set), svisate funky con balbettii alla Talking Heads (Oil tubes e Walkytalkin’, ed è singolare come entrambe finiscano implodendo su se stesse), punk sintetico (Shock antistatico, Mamma dammi la benza), persino un rockabilly (I see my baby standing on a plane).
Nei brani del mini lp si fa strada un uso più smaliziato dell’elettronica, e il sax detta legge sopra un’impalcatura new wave (come nella strampalata Frogs on the phone); la band riprende anche Going underground dal disco precedente e la spolpa fino all’osso, per poi concludere con una cover alquanto spettrale di When the music is over dei Doors. Molti gli episodi indecisi fra l’inglese e l’idioma italico, a segnalare un uso del linguaggio quasi fumettistico per i Gaznevada: un gruppo probabilmente unico nel suo genere, per quanto debitore di quanto accadeva oltreoceano, ma capace di farsene interprete vigoroso, assolutamente riconoscibile per il suo sound algido, la batteria così poco “rock”, il Farfisa, il cantato alieno di Andy Nevada, certamente datato ma non vetusto, al contrario di molto materiale dell’epoca che adesso ci pare inascoltabile.
Il libretto che accompagna il cd è molto curato, ricco di note, foto, recensioni e le copertine originali, un ottimo lavoro di riscoperta dell’Italian records di Oderso Rubini, al quale seguiranno altre ristampe dell’epoca e soprattutto dell’area bolognese.
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