Recensioni

Vi chiedevate che fine avesse fatto il post-rock, quello di Mogwai, Godspeed You! Black Emperor, Explosions In The Sky e dei nostri Giardini di Mirò che a cavallo tra anni Novanta e inizio Duemila sembrava – ed è stato, per un certo periodo – la nuova frontiera della musica? Ma quale fine, è sempre lì, vivo e vegeto, seduto compostamente dov’è sempre rimasto, imperturbabile nel suo stato catatonico che, al netto di qualche episodica infatuazione per forme stilistiche appena più masticabili, l’ha sempre contraddistinto.
Sembra dire questo, il nuovo disco dei torinesi Gatto Ciliegia Contro Il Grande Freddo, di sicuro uno dei gruppi che più hanno tenuto alta la bandiera del genere negli ultimi vent’anni, almeno in Italia. Otto album dati alle stampe, incluso questo Superotto, che arriva – guarda un po’ – a otto anni dal precedente La Scoperta Dell’Alba. In mezzo però c’è stata la colonna sonora di Nico, 1988, il film di Susanna Nicchiarelli che raccontava gli ultimi anni di vita della cantante e modella, nonché musa e collaboratrice dei Velvet Underground, conosciuta appunto come Nico. Per quella soundtrack il trio piemontese formato da Christian Alati, Max Viale e Gianluca Della Torca (gli ultimi due sono stati i fondatori del progetto insieme a Fabio Perugia, che ha lasciato la band nel 2013) s’è aggiudicato anche un David di Donatello.
Piglio cinematico che caratterizza anche queste nuove 12 tracce, visto che il lavoro – che segna il terzo capitolo di 35mm, la collana di 42 Records dedicata al mondo del cinema e delle sonorizzazioni – nasce e si evolve da un altro film/documentario della Nicchiarelli, Per tutta la vita (2014), che aveva come tema il processo di evoluzione della coppia e dell’istituzione matrimoniale a quarant’anni dal referendum popolare sul divorzio. Siamo nel campo delle sonorizzazioni, quindi, di esplorazioni nelle oscure intercapedini esistenti tra forma canzone e tutto ciò che non lo è. Territori che ci hanno detto essere già stati esplorati in tutta la loro estensione, ma che in realtà offrono ancora lotti se non proprio vergini quantomeno edificabili. Si spendono fior di quattrini ed energie per andare nello spazio e si trascurano i veri tesori nascosti negli anfratti dei nostri abissi. I GCCGF allora si tuffano e ci portano loro, in profondità, accompagnandoci in un viaggio sottomarino a lume di torcia anfibia in compagnia di pesci strani, weird fishes dalle forme e facce strambe che ci guardano incuriositi.
Ma è bello anche galleggiare in superficie e lasciarsi andare alla deriva portati via dal vento. Superotto è una raccolta di pièce strumentali da ascoltare chiudendo gli occhi e immaginandosi chissà dove. Un viaggio lisergico, suggestivo, allucinato. Un bagno futurista tra rumorismo (Aspettavo Che Passasse (andata)), angoscianti e post-atomiche distopie elettroblues (Nella Stanza Senza Angoli), albe boreali che si fanno giorno senza stingere i pigmenti noir (Per Forza Di Cose) ed epici e solari arpeggi a salutare riacquistate libertà (Il Divorzio). Non solo. Frugando tra le pieghe della corrispondenza troviamo anche disturbanti missive scritte a mano da un destro che si finge mancino prima che i suoi palmi si ricongiungano in un handclapping d’annata (La Posta Di Padre Mariano), dissonanti e sincopate divagazioni quasi art/funk (Fuoritema di Amintore) e accenni di rock testimoniale (Il Nodo Di Gordio).
Non cantano, né parlano, i GCCGF, se non con rari frammenti di voci fuori campo, ma è come se lo facessero. La loro musica silente è molto più umana di tanta disumanizzante logorrea che ci ammorba al giorno d’oggi.
Amazon
