Recensioni

Immaginate un “merge” tra due band di estrazione hard psych, i garage Funny Dunny e gli stoner Tom Bosley. Il sestetto in questione cosa dovrebbe e potrebbe fare? Il trabocchetto è nell’aria, lo avrete capito, ma siete autorizzati a stupirvi ugualmente: ne esce infatti un folk speziato di ombre e deserto, di caligini uggiose e torpori bluesy, di languore esotico e mestizia sorniona. I G.B. Husband And The Ungrateful Sons da Avellino esistono da un paio d’anni e finalmente approdano all’album d’esordio con questo Full Of Love che sembra fatto apposta per mollare gli ormeggi, staccare la connessione, appoggiare la testa e abbandonarsi una ballata via l’altra.
Si rileva la presenza di caligini Clientele in Thin Ice, c’è aria di frontiera Calexico nella peraltro laneganiana Quietness, si rende omaggio a John Martyn nella title track e in Lonely Road, spiccia intimismo crepuscolare come certe trepidazioni Lambchop la conclusiva Weepin’ (And Weepin’), e via discorrendo. Suonato con la chiara intenzione di tessere trame acustiche su cui il ricamo elettrico agisca con la forza della misura (spiccando ove necessario, come in quella Despedida che si permette un crescendo surf) e fidando nella pastosa duttilità del vocalist Angelo Di Falco, Full Of Love è un buon disco. Certo, è uno di quelli che non spostano i parametri e che raramente trovi citato nei consuntivi di fine anno, cui peraltro non mancano i difetti (in un paio di occasioni – Magic Inside e Lonely Roads – inciampa nel didascalico e persino nell’autoindulgente), ma a parte questo ci senti solo onestà e passione.
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