Recensioni

Dal jazzdoom dei primi due EP al doomjazz di Awakening Of A Capital: potremmo ridurre a questo il nuovo album dei Free Nelson MandoomJazz, semplicemente facendo pendere l’ago della bilancia verso uno dei due estremi che da sempre animano il sound della band scozzese. Del resto è lo stesso terzetto a fomentare questa frizione creativa tra generi e immaginari musicali, in primis col suono che lo caratterizza, poi con una pagina facebook ufficiale in cui si alternano senza soluzione di continuità brani – tra gli altri – di Thelonious Monk e Tipe O Negative, infine con i consueti e scherzosi giochi di parole, in questa sede utilizzati per i titoli delle tracce (la prima in scaletta, ad esempio, si chiama Sunn Ra))), ovvio incrocio genetico tra il jazzista Sun Ra e i drone-doom-metallari Sunn O)))).
Nella pratica, l’assioma di cui sopra partorisce un album che abbandona le ritmiche sincopate e i contrappunti precisi del passato (se volete avere un’idea di come funziona la band dal vivo, potete dare un’occhiata qui), per affogare tra narcosi chimiche e lentezze inesorabili. Sembra quasi che la formazione abbia voluto consapevolmente sfilacciare le sue geometrie per permettere al sax di Rebecca Sneddon di spaziare con le distonie e gli acuti no wave ai limiti del noise. Tanto che pare di ascoltare dei Black Sabbath sotto Valium e senza chitarre, mescolati a una versione minimale dei Contortions.
La cosa incredibile è che da tutta l’operazione la band esce rafforzata, più coerente, anche se paradossalmente meno vicina alle finezze strumentali del jazz (The Land Of Heat And Green accenna a suo modo a una psichedelia nerissima). Merito soprattutto di un basso – quello di Colin Stewart – che in Awakening Of A Capital prende decisamente il sopravvento con un suono tellurico, persistente e onnipresente, capace di indirizzare tutto il mood del disco.
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