Recensioni
Free Nelson MandoomJazz
The Shape of DoomJazz To Come / Saxophone Giganticus
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Fabrizio Zampighi
- 14 Febbraio 2014

I titoli dei due EP raccolti in questo CD sono un curioso gioco di parole che cita The Shape Of Jazz To Come di Ornette Coleman e Saxophone Colossus di Sonny Rollins. Una storpiatura (rispettivamente in The Shape Of Doomjazz To Come e Saxophone Giganticus) che vorrebbe forse parafrasare le mire “abrasive” dei brani suonati dai Free Nelson Mandoom Jazz. In realtà, nei sette episodi in scaletta non si coglie una vera e propria sovversione dei canoni, e se si esclude un basso elettrico “fuzzato” (Colin Stewart) e un sax contralto femmineo ma tutt’altro che arrendevole (Rebecca Sneddon), il resto (compresa la batteria di Paul Archibald, che chiude il terzetto) ci pare materiale paradossalmente piuttosto lineare. Certo non si parla di jazz classico – lo dimostrano le dissonanze in odore di no wave dei fiati (No One Fucking Posts To The UAE) e le atmosfere oscure di stampo (appunto) doom che permeano il disco -, ma gli spazi entro cui interagiscono i musicisti sono ampi e in qualche maniera rassicuranti, le strutture armoniche spesso circolari, l’approccio razionale.
Nel caso delle prime due produzioni brevi del trio di Edimburgo vale insomma più l’idea di fondo e la godibilità generale del progetto, che il carattere messo in mostra, nonostante un interplay pulito e ben cesellato. Posto comunque che la formula ha dalla sua il pregio della riconoscibilità e un paio di cover – la Black Sabbath di voi sapete chi e K54 del compositore Domenico Scarlatti – che gratificano ulteriormente l’ascolto.
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