Recensioni

Non contento di aver rimesso in funzione il giocattolo Pixies,
il buon Charles Thompson IV (a.k.a. Frank Black) procede imperterrito
con i suoi progetti in solitaria: l’anno scorso è toccato alla
stupefacente rilettura dei suoi classici insieme ai Two Pale Boys (Frank Black Francis), oggi è il turno di questo Honeycombche, diciamolo subito, è uno di quei dischi che non lasciano
alternative. E si fa presto a spiegare il perché: registrato l’anno
scorso a Nashville in soli quattro giorni nelle pause del tour della
reunion, l’album è un viaggio nella tradizione country e nel soul più
classico. Niente di più lontano da quanto normalmente ci si aspetta dal
nostro Grande Uomo, insomma; anzi Frank appare praticamente
irriconoscibile, intento a modulare con voce calda e confidenziale
(altro che urla psicotiche à la David Thomas…) su basi suonate con
estrema perizia da sessionmen di lusso come Buddy Miller, Spooner
Oldham e Steve Cropper, distanti anni luce dalle partiture sghembe e
nervose che il Nostro ha ripreso a portare in giro con la sua creatura
principale.
Semplice capriccio d’artista – della serie
“era una vita che volevo fare un disco così”- o frutto di una spontanea
esigenza espressiva? Visto il personaggio, ci piace pensare a entrambe
le cose. Passato lo stupore iniziale, Honeycomb suona sincero e ispirato, come se il cambio di pelle fosse del tutto naturale – e se si pensa a un classico come Here Comes Your Man o a certe trame nascoste del periodo di Trompe Le Monde allora
ecco che i conti, finalmente, tornano. La scrittura, asciutta e sciolta
come non mai, sorprende in più punti: Another Velvet Nightmare è puro
distillato Cohen (musica, voce e liriche paiono spuntar fuori da New Skin For The Old Ceremony),
Go Find Your Saint sembra uscita dal repertorio di Tom Petty, Selky
Bride e la title track mostrano come certe acrobazie armoniche alla Doolittle si adattino alla perfezione al più classico southern country, mentre l’orecchiabilità contagiosa di I Burn Today e ancor più della corale Sing For Joy palesano come la vena melodica di Black sia sempre in ottima forma. Che dire poi della morbidezza soul tra Al Green e Van Morrison di Dark End Of The Street, della melodia solare di Sunday Sunny Mill… (queste ultime due sono cover), del duetto naif con la – ormai ex – moglie Jeanette Wright in Strange Goodbye, della ultra-classica coda chitarristica di My Life Is In Storage (una meraviglia di cui solo Mr. Cropper è capace)?
Per farla breve, siamo davanti a un disco di gran classe. E anche se il tanto atteso e fantomatico nuovo album dei Pixies(in apparente lavorazione da qualche tempo) non dovesse uscire mai, non
c’è di che rattristarsi: Frank Black saprà sempre come stupirci.
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