Recensioni

7.4

Torna il Tinissima 4et di Francesco Bearzatti, band allestita in occasione del disco-omaggio a Tina Modotti. L’occasione è una suite dedicata a Malcolm X, altro personaggio che ha cavalcato la Storia a pelo, subendone tutte le conseguenze ma lasciando una traccia da cui è impossibile prescindere. Le tappe della sua vita offrono lo spunto a dieci episodi più una “digressione” in quel di Kinshasa a celebrare l’epica impresa di Muhammad Alì, che quasi dieci anni dopo l’assassinio di Malcolm – sorta di formidabile nemesi – ne portò simbolicamente a compimento l’utopia. La scaletta si dipana quindi tra felpati post-bop, febbri free, trepidazioni blues (dal neanche troppo vago afflato Charles Mingus), spasmi funk, solennità hip-hop (la funerea amarezza di Epilogue, per la voce di Napoleon Maddox) e persino ibridi dance come la guizzante Cotton Club.

Un autentico viaggio insomma nell’immaginario sonico nero che ha accompagnato – anche solo idealmente – la formidabile e controversa vicenda del cosiddetto “Detroit Red”. Di Bearzatti apprezziamo la scrittura (molto belle soprattutto la solenne Conversion e l’orientaleggiante Hajj), ma ancor più la propensione ad alternare le trame di sax (ma anche clarinetto e xaphoon) con un accorto ricorso all’elettronica (sentitevi A New Leader), ingredienti che assieme allo stile frenetico di Giovanni Falzone – e ai suoi “human effects” come margini selvatici della tromba – ravvivano continuamente il sound, lo iniettano di imprevedibile e contemporaneità. Con due front man così, spalleggiati da una sezione ritmica dinamica e versatile, la presa sonica è garantita, in grado di superare d’amblé la maggiore difficoltà insita in un progetto del genere, ovvero determinarne l’urgenza, la necessità prima espressiva che “storica”.

Il jazz non è certo obsoleto quando sa mettersi in gioco con tanto entusiasmo, coraggio ed intensità.

 

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