Recensioni

Puntano sulla musica d’autore e su una componente teatrale di sicuro impatto, gli emiliani Fragil Vida, attivi da quindici anni con numerosi concerti alle spalle e giunti al traguardo del quinto disco in studio. Papà ha detto che la vostra musica è schifosa rappresenta dunque la nuova tappa di questo percorso cominciato alla fine degli anni ’90 attorno alle iniziative del vivace circolo musicale “Lato B” di Finale Emilia in provincia di Modena, sorta di “aggregatore” per i sette componenti della band.
Chi aveva apprezzato i Fragil Vida per quell’originale mistura di cantautorato rock moderno e naturale propensione alla commedia dell’arte, preponderante nei loro show dal vivo, ritroverà questi elementi anche nel nuovo lavoro, forte di quindici tracce sospese tra irruenza e nostalgia. Peraltro, il nuovo album prende le mosse da un evento drammatico come il terremoto che ha colpito nel 2012 quella porzione di Emilia Romagna nella quale il gruppo ha il suo quartier generale: anche se non esplicitamente menzionata, la vicenda ha inevitabilmente inciso in maniera preminente sul mood generale di queste canzoni, per quanto, più che il sisma, ad emergere nelle composizioni è quell’apertura necessaria alla rinascita e al rinnovamento come risposta al dramma stesso.
Canzoni che raccontano piccole storie di vita ordinaria utilizzando il veicolo consueto di un pop-rock raffinato, ma che non disdegnano alcune incursioni in territori meno battuti, grazie all’utilizzo massiccio e sapiente di fiati e all’impiego di ritmi sghembi e stranianti, che hanno apparentemente poco a che fare con la tradizione cantautorale. A conti fatti, dunque, è proprio questo eclettismo a rappresentare il valore aggiunto delle nuove canzoni dei Fragil Vida. Brani che, per gli arrangiamenti non banali, per l’utilizzo delle due voci e per la costruzione artigianale di testi e musica, si distaccano dall’ordinario, per piazzarsi vicino ad entità più trasversali e di spessore come ad esempio i lariani Sulutumana, con i quali i Nostri hanno in comune un approccio autentico alla materia musicale.
Nessuno stravolgimento di sorta, sia chiaro, ma uno standard compositivo decisamente alto e alcune interessanti scorribande in altri suoni, come nel caso del funky di La Storia di Mustafà, della quieta e circolare Barattando Monete o della bandistica e moderatamente in levare Zoppo di Madre. Degne di menzione anche la jazzistica e quasi strumentale Cul Mat, le intense Buono il Mattino e Davvero le Mani, la teatrale e “multilinguistica” Siamo Sempre in Giro, anche se più in generale è la narrazione complessiva di Papà ha Detto che la Vostra Musica è Schifosa ad essere convincente, poiché improntata su contenuti di valore senza la pesante zavorra retorica che si coglie in altre produzioni sul genere.
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