Recensioni

7.4

Per parlare di King Britt non dovrebbe esserci bisogno di spendersi in troppe presentazioni: dai tour negli anni novanta con i Digable Planets (persino in apertura a Sade) di quell’Ishmael Butler che sta per tornare con i suoi Shabazz Palaces allo splendido album, uscito nel 2005, di riletture e remix, tra house originaria, psichedelia afro e beat balearici, di alcuni traditional della musicista, pittrice, infermiera e religiosa Gertrude Morgan (1900-1980), l’artista di Philadelphia è figura centrale nello sviluppo della cultura e della musica afroamericana, dall’hip-hop all’elettronica più afrufuturista. Proprio su questo aspetto, su una declinazione di musica elettronica in bilico tra fantascienza e radici africane, si concentra da quasi un decennio l’attenzione di King Britt: il progetto Fhloston Paradigm, inaugurato nel 2009 e ripreso con più assiduità dal marzo 2012, inizio della collaborazione con Hyperdub, interrotta proprio dal nuovo e auto-prodotto After…, è una navicella spaziotemporale che dalla Detroit di Juan Atkins arriva al Saturno di Sun Ra, passando ovviamente per gli oceani dei Drexciya e le desolanti visioni cyber-punk contemporanee di Actress e Dean Blunt.

After… spoglia la ricetta che aveva funzionato perfettamente nel gigantesco The Phoenix di ogni orpello dance superfluo, lasciando solamente al pulsare dei sintetizzatori e all’inerpicarsi delle voci delle numerose ospiti (o, nel caso della lunga e destrutturata …The Fact, al viaggiare inquieto della chitarra di Tim Motzer) il centro della scena, in favore di un’elettronica che si fa così astratta e sospesa, eterea e sognante.

La scelta di un approccio insolitamente sperimentale e spiccatamente lisergico (che lo avvicina alla produzione di un outsider italiano come Marco Acquaviva/HDADD) permette però a King Britt di realizzare un disco forse non immediato, ma ricco e capace di svelarsi, con gli ascolti, in tutte le sue differenti anime, dal jazz cosmico ad un ambient in patina hd fino a paranoie industriali che hanno più di un punto in contatto con l’imminente ritorno di un altro grande producer americano, Terrence Dixon con 12,000 Miles of Twilight.

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