Recensioni

Un omonimo EP del 2011 come biglietto da visita e ora l’esordio sulla lunga distanza Lontano: loro sono i Family Portrait, combo da Macerata assai peculiare costituito da Tommaso Lambertucci, Riccardo Minnucci e Emma Lambertucci. Ascolti i primi brani del disco e dici trip-hop, anche se la voce della Lambertucci sta più dalle parti di una Meg epidermica, piuttosto che da quelle di una Beth Gibbons elegante e sinuosa. Considerato anche il fatto che non c’è ortodossia stilistica che regoli l’estetica delle dieci tracce in scaletta, bensì la voglia di mescolare linguaggi, tra synth anni Ottanta (Deserto), archi e voci fuori campo (Lontano), code strumentali da brass band (la conclusiva Tracce), riff di chitarra elettrica che depistano (Sete).
Vengono in mente i Lapingra per l’attitudine irriverente e i 2 Pigeons per il coraggio nell’affrontare il genere con personalità, anche se i Family Portrait sembrano mantenere, nei contenuti, una certa continuità con una canzone “d’autore” non banale, ad esempio quella di un’Antonella Ruggiero. E’ vero che quel quid in più necessario per fare il salto definitivo viene fuori solo da brani come la titletrack e pochi altri, in favore invece di una continuità negli arrangiamenti che tende ad assorbire gli sprazzi d’entusiasmo in un far collimare idee molto diverse tra loro che è, in fondo, mediazione; eppure nel disco si coglie una freschezza trasversale e una vitalità a cui non si può non dar peso. Restiamo in attesa fiduciosi.
Amazon
