Recensioni

7.3

Ascoltare nel 2021 nuove canzoni degli Eversor è già un piccolo evento in sé, sia per i tanti estimatori della band che in generale per tutti gli appassionati di un certo hardcore melodico. Nato nel 1987 come gruppo trash metal, il trio, formato da Emanuele Morosini (chitarra e voce), Marco Morosini (basso) e Stefano Scola (batteria), ha saputo sviluppare nel tempo un suono emo-core personalissimo sulla scia di nomi come Dag Nasty, Descendents e Mega City Four, capace di fare scuola e molto imitato all’estero. Una di quelle realtà, insomma, ascrivibile a pieno titolo tra i grandi nomi del genere e che ha saputo unire genuina etica hardcore con una ferrea scelta di indipendenza e un distintivo songwriting efficace e profondissimo.

Dopo alcuni cambi di formazione, nel 2000 la band si è trasformata nei Miles Apart, quartetto emo-punk con i fratelli Morosini affiancati da Luca Bartolucci alla batteria e Stefano Tombari alla chitarra, ma senza perdere un briciolo di ispirazione, anzi continuando in evoluzioni sempre convincenti. Nel complesso si tratta di un’esperienza che in più di 30 anni di attività ha lasciato dietro di sé una scia di album notevoli, tra cui spiccano, solo per citarne alcuni, Friends (1994), lo splendido September (1996) e Breakfast Club (1998).

La band è ora tornata al nome originario per Closer, nuovo EP dedicato a Marco, bassista del gruppo colpito gravemente da un’emorragia celebrale nel 2019, ma fortunatamente in recupero dopo il bruttissimo incidente, di cui resta forte la presenza nelle canzoni. Così ritroviamo Emanuele assieme a Valentino Benvenuti alla batteria e Luigi Selleri dei Susburban Noise al basso, e si può subito notare come la personalità della band continui a evolversi con maggiore raffinatezza; un po’ come il vino che più invecchia e più acquista sfumature e struttura. Si va dalla potente Understanding, un mix di Breackfast Club e dell’EP Almost Light dei Miles Apart, passando per le ottime armonie in odore di Smiths di Hold The Rain e il veloce folk punk che esplode tra chitarre ruggenti di What Are You Fighting For?, per chiudere con la title track, un travolgente brano wave acustico arricchito di archi e nondimeno di un pizzico di Cure. Il tutto arrangiato e rifinito splendidamente, così da mantenere alto il livello della poesia dispensata in tanti anni di attività e ancora con quella naturale capacità di scaldare il cuore.

Peccato che si tratti di un minutaggio così breve: un album avrebbe facilitato di molto il suo ingresso nella top ten di fine anno. Closer resta comunque una delle cose più esaltanti che vi possa capitare di ascoltare in questo 2021. Aspettiamo speranzosi un nuovo album lungo.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette