Recensioni

7.4

Non è ancora arrivato il momento di lasciarle stare le buone vecchie wave dei Noughties. La 4ad, il lato più adulto del synth pop (Art Of Noise), lo shoegaze, il post-punk virato etnico di metà Ottanta o quello più romantico dei Bunnymen e tutto ciò che, a quasi tre lustri di distanza dai primi frullati dell’era internet, rappresenta una valida ipotesi d’indagine e riscoperta. Dunque non è giunta l’ora di abbandonare certi lidi dream, glo e tutta un’elettronica chill che dai primi 90, dal dub e dal trip hop porta indietro ai 70 psychedelici (vedi The Orb), o dalla balearica alla new age. E non è neppure il caso di scordarsi il recupero melodico classico del nostro belpaese, da anni fonte d’ispirazione per l’indie nazionale (Casa Del Mirto) e non solo.

Esperanza fa le cose per bene. E’ quel tipo di progetto da musicisti/produttori fanatici per la musica con le antenne puntate sul presente e l’esperienza necessaria per sintetizzarle in uno stile che è già il loro. Gomma, l’etichetta tedesca di Who Made Who, Munk e il qui presente Cécile li sta spingendo da quest’estate non a caso. E già avevamo avuto modo d’apprezzare l’eppì con l’hit balearic soulfull che è Sirena e i suoi remix con la partecipazione di Alessio Natalizia aka Banjo Or Freakout. Quel Natalizia prezzemolo che qui ritorna perfettamente per via dei Walls, altro progetto curato dal nostro con Sam Willis e vicino a Esperanza sia per il carattere internazionale che lo contraddistingue ma anche e soprattutto per quel suono aperto e camaleontico in perfetto equilibrio tra istanze dance e d’ascolto, pulsioni e dimensioni live set e la più classica hard jam psichedelica.

Cécile, Matteo Lavagna (Disco Drive) e Sergio Maggioni sono i tre catalizzatori di un marasma che è il presente sonico, un dedalo di storie che s’incontrano in un disco strumentale che sa essere tantissime cose e che pertanto apre a strategie d’ascolto differenti. Il remember rave di Aliante Giallo e Ink, gli ambienti e le melodie di Ryuichi Sakamoto e David Sylvian di Hanamachi, la Berlino techno-dub subacquea in odor di PiL di Jaipur (primo singolo ufficiale di cui c'è anche un remix dei Walls – e tutto torna), il synth pop pinkfloydeggiante che guarda ai Massive Attack di Whale.

In figura, sullo sfondo, nel club, nel salotto di casa con le orecchie ben alzate davanti al vecchio stereo con il vinile sul piatto, Esperanza è l’esperienza del dopo glo-fi da fare. E una nuova mutazione sonica che dai ritmi del mare punta all'entroterra e al cosmo. Qualcuno ha un'etichetta a portata di mano?

Esperanza – Jaipur live @ Babylon, Radio 2 by Esperanza.

Esperanza – Fiore live @ Babylon, Radio 2 by Esperanza .

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