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7.2

Torna Erykah Badu a ben cinque anni dall’ultimo album ufficiale (New Amerykah, Part Two: Return of the Ankh), anche se nemmeno in questo caso si potrebbe correttamente parlare di nuova prova a tutti gli effetti, trattandosi di un altro mixtape (termine un tantino abusato di questi tempi, ma in questo caso ci può stare). Concept attuale ma neanche troppo originale su telefonia mobile e conseguenti smartphone-dipendenza e alienazione da iper-connessione, But You Caint Use My Phone è una collezione di cover, riarrangiamenti, pezzi inediti e re-interpetazioni che prende l’ubiqua Hotline Bling di Drake (qui diventata Cel U Lar Device in una monumentale versione da 6 minuti e mezzo) a leitmotiv.

Trattasi di una scelta non casuale e sicuramente più ragionata di quanto potrebbe sembrare ad un ascolto superficiale, dal momento che il pezzo di Drake può sicuramente essere rivendicato dalla Badu come “transitivamente suo”: sospeso nel tempo ed estremamente contingente nel medesimo istante, sintesi e sincresi di mode più o meno contemporanee (l’r&b più elettronico, un’aura da “art” hip hop e una precisa patina mainstream che lo rende perfetto tanto per l’ascolto dell’hipster elettrofilo occasionalmente appassionato di afroamericanismi in rima, quanto per la rotazione no-stop su MTV) calate in un ben delineato universo totally black fuori da ogni momentanea tendenza.

Quello appena descritto è un immaginario che si è sempre più affermato anche a livello di grande pubblico negli ultimi anni, e un contributo fondamentale a tutto ciò è arrivato proprio dalla Badu: la sacerdotessa soul predica il Baduizm e si schiera politicamente – tra una collaborazione con i The Roots e un video ideologicamente non troppo leggerino, in cui mostra saggiamente come regalare nudi integrali in pubblico comporti il rischio di venire crivellati in viso come Kennedy – ma non disdegna in toto le luci dei riflettori; ci tiene però a precisare, nel proprio monologo in apertura ai Soul Train Awards, come quello di Iggy Azalea non sia esattamente il true hip hop i cui «principles have been forsaken» (giusto per citare ancora una volta gli amici di sempre).

La ricetta non cambia ma si aggiorna, in questa nuova prova: quindi tradizione e attualizzazione, partendo sempre da Marvin Gaye e da un’idea di hip hop ormai classico ma mai invecchiato (tra il nume tutelare J Dilla e Madlib), tanto r&b, soul, schegge funk e frequenti rullate trap. Il tutto suona fresco e classico al tempo stesso, ed Erykah è la solita garanzia.

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