Recensioni

Cosa succede quando in una produzione nostrana tutti gli elementi sono sapientemente dosati e perfettamente giustapposti? Semplicemente, che ne esce un film memorabile. Non stiamo gridando al capolavoro, sia chiaro, ma L’amore a domicilio (che purtroppo non riesce a scardinare lo stereotipo degli orribili titolisti del nostro Paese) è una vera e propria commedia all’italiana, capace cioè di disseminare per tutta la narrazione elementi cruciali che definiscono il nostro tempo e sballottano lo spettatore in un turbinio di situazioni ora esilaranti e paradossali, ora tragiche e sinceramente drammatiche. Si tratta anche di un’opera seconda (a nove anni di distanza dalla prima), il che conferma il buon trend degli ultimi anni (vedi i vari Sydney Sibilia, i fratelli D’Innocenzo, Jonas Carpignano e Phaim Bhuiyan) e vede arruolata una coppia inedita, composta da Miriam Leone, vero veicolo promozionale dell’intera operazione, e Simone Liberati, lo Zero de La profezia dell’armadillo tratto da Zerocalcare.
Lo spunto iniziale è già di per sé accattivante: un uomo, che fatica a impegnarsi seriamente nelle relazioni sentimentali per via di un banale quanto sconvolgente trauma infantile, si invaghisce di una ragazza che un giorno gli chiede un passaggio. Scoprirà che quest’ultima si trova vincolata agli arresti domiciliari, un fatto che straordinariamente rasserena il nostro protagonista, Renato, finalmente libero dalla paura di essere abbandonato. Ovviamente la situazione prenderà una piega del tutto inaspettata, segno che la sceneggiatura dello stesso Emiliano Corapi è capace di osare, di giocare con toni e generi (a un certo punto tutta una sezione va a configurarsi con l’heist movie più spicciolo), rischiando anche di uscire dai binari, ma il tutto ha l’odore di una vera boccata d’aria fresca. Sembra di rivivere insomma una di quelle commedie minori degli anni Sessanta/Settanta in cui però potevi comunque goderti l’istrionismo di un Alberto Sordi a briglia sciolta o una Monica Vitti esuberante e provocatoriamente irresistibile, e soprattutto non siamo davanti all’ennesimo prodotto per favorire il comico del momento.
Non tutto risulta a fuoco (come anche certi passaggi tecnicamente non eccelsi), ma si avverte in maniera evidente il bisogno di andare al di là dei soliti prodotti preconfezionati, di tornare un po’ alla sana e vecchia commedia all’italiana che tanto ci ha fatto ridere e piangere, in poche parole sognare. L’amore a domicilio, pur omaggiando qua e là, punta proprio in quella direzione e riesce a trovare una sua dimensione, soprattutto per quanto riguarda la descrizione di un senso di scoraggiamento verso le relazioni di coppia oggi più che mai problematico, nevrotico e in continuo mutamento. Utilizza al meglio il physique du rôle della Leone, qui con il suo accento, che sta sempre più dimostrando la propria versatilità – evidente la facilità con cui alterna ruoli drammatici (Il testimone invisibile, 1992, Non uccidere) al registro più leggero e spensierato (Metti la nonna in freezer) – e in procinto di spiccare il volo nell’attesissimo adattamento di Diabolik (in coppia con un altro fenomeno nostrano come Luca Marinelli). Se un peccato esiste è quello di non aver potuto godere di questa pellicola in sala, in quanto arrivata direttamente su Amazon Prime Video (causa pandemia).
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