Recensioni

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A dispetto del titolo, si inizia a respirare più o meno dalla già nota Bagno a mezzanotte (non solo è stata l’inno dello scorso Pride romano, di cui Elodie è stata madrina, ma il ricavato delle sue vendite è devoluto a Save the Children a sostegno dei bambini ucraini). La prima parte di Ok. Respira della cantante romana è un vero e proprio flusso non-stop di pezzi perfettamente in equilibrio tra pop e dance nella sua accezione più nobile, un banco di prova per musicisti, autori e producer assai ben sintonizzati nel presente e che qui si divertono a pescare a piene mani dal pop internazionale degli ultimi quattro lustri, confezionando un disco dalla giusta durata, e che non stanca grazie alla varietà di stili tenuti insieme da interpretazioni convincenti. Lo possiamo dire: Elodie di Patrizi è oggi un’artista con le idee molto più chiare che in passato, ha un talento multiforme (è stata una rivelazione in veste di attrice, nel ruolo di Marilena Camporeale nel film Ti mangio il cuore di Pippo Mezzapesa), sa ciò che vuole e tira fuori il meglio dalla squadra dei numerosi artefici del sound e co-autori messi insieme per le tredici canzoni che compongono questo suo nuovo lavoro.

Ok. Respira ha il sapore di un viaggio introspettivo, che sa di necessità di ripartire da un foglio bianco, da una finestra aperta sul futuro, per ballare da sola mentre riflette sugli errori, sulle aspettative tradite, su un amore che alla fine l’ha fatta sentire invisibile e che le ha lasciato ferite sulla pelle. Ma che bisogna lasciarsi alle spalle. Non sappiamo se Purple In The Sky nel titolo omaggi la “purple rain” di Sua Maestà Prince, ma è tuttavia curioso il collegamento con la precedente hit sanremese Andromeda – in questo brano che porta ancora una volta la firma di Mahmood e Dario Faini c’è un preciso richiamo a Sirio, in Mai più si parla di Giove che “dal finestrino sembra un anello di Cartier”. Musicalmente siamo dalle parti di Jump, il singolo da Confessions on a Dancefloor di Madonna che accompagna le scene iniziali del film Il diavolo veste Prada e che nella sua struttura, a sua volta, ricorda West End Girls dei Pet Shop Boys. Più che a quel fortunato album della signora Ciccone, tuttavia, Ok. Respira sembra voler essere una risposta italica credibile a Future Nostalgia di Dua Lipa e voler prendere come modello la Sophie Ellis-Bextor di Make a Scene – miscele sofisticate di pop melodico e four-to-the-floor che raccontano quarant’anni di musica dance, dalle pulsioni Chic già incorporate dai Daft Punk all’Hi-Nrg fino al French touch, da gustare tutte insieme come su una quattro stagioni. Al contempo, sembra di essere per un momento tornati a quelle brevi ma fortunate stagioni in cui nello stivale realtà come i Delta V (rievocati alla lontana nell’electro-blues con atmosfere vagamente alla James Bond di Proiettili, scritta e interpretata in tandem con Joan Thiele) rileggevano il nostro passato fondendolo con un morbido trip-hop alla Morcheeba o con più spigolose cadenze drum ‘n’ bass, gli altrettanto italiani Dr. Livingstone e i Links di Daniela Galli (Pioggia di polvere ebbe un discreto airplay nel 2003), che Elodie richiama anche nelle performance vocali nella sanremese Due e in Una come cento.

Dardust sovrappone strati e strati di suoni, con richiami alla dance francese di inizio Duemila (ma a un certo punto il basso cita Slow di Kylie Minogue), nell’indaffarata Danse la vie che si lega benissimo con Strobo, che riporta invece ai primi Years & Years di Olly Alexander. Davide Petrella, Federica Abbate, Jacopo Ettorre, Stefano Tognini, Katoo e tanti altri collaboratori supportano in fase di stesura come in una vera e propria catena di montaggio, c’è chi affina il bridge, chi trova il suono giusto, chi indovina a colpo sicuro il ritornello mortale, in un processo concettualmente più vicino all’equipe britannica Xenomania fondata da Brian Higgins e che in patria portò le Girls Aloud nelle zone alte delle Charts che non alla formula, alla lunga risultata stantìa e prevedibile, degli ex re Mida del pop Stock-Atiken-Waterman. Quando poi alle nuove firme si affiancano volti e voci che ben conoscono anche gli adolescenti degli anni Novanta (c’è il tocco di Elisa, artista in eterno movimento e il cui approccio tutt’altro che snob l’ha portata un giorno a cantare Mia Martini e il giorno dopo a misurarsi con hit leggere dal sapore italo-disco con Tommaso Paradiso, in Bagno a mezzanotte, Vertigini e Proiettili) c’è la certezza matematica di confezionare un “classico moderno” appetibile per più generazioni di ascoltatori.

Tra gli affettuosi omaggi al dancefloor degli anni Zero c’è quello di Lady (Hear Me Tonight) del duo francese Modjo, che sottilmente si insinua tra le pieghe di Tribale, un su-le-mani da discoteca estiva che più di qualcuno – nemmeno poi così a torto – ha accostato a Festival di Paola e Chiara. La musica di Drillionaire, l’ex calciatore Diego Vincenzo Vettraino, assicura un carattere ancora più enciclopedico al lavoro con il ritmo reggaeton di Boy Boy Boy (forse uno dei pochi brani che suonano un po’ abbozzati e non del tutto compiuti).

I messaggi che arrivano dai testi, quasi tutti scritti con la partecipazione di Elodie stessa, danzano attorno ai medesimi concetti e stati d’animo come fossero estratti da pagine di un diario, con frasi e immagini ad effetto, creando una sorta di concept. Interessante e tutt’altro che scontata la scelta del name-dropping di Rosa Parks, storica attivista per i diritti civili degli afroamericani, fatto scivolare nell’efficace inno alla libertà della title-track.

Ok. Respira alla fine dell’ascolto si rivela un condensato intossicante di melodie arrangiate con gusto, una dance accattivante, popolare ma non cafona, adattata all’interprete con maestria sartoriale, che fa tesoro di ciò che è passato nelle classifiche e filtra le diverse suggestioni creando un linguaggio fresco e nuovo. Troppi cuochi sono spesso capaci di rovinare la zuppa, ma fortunatamente non in questo caso: ogni autore o producer all’opera fa del proprio meglio per far risaltare una nuance diversa della personalità di Elodie, che appare sempre più a proprio agio e consapevole delle proprie potenzialità. Una bella sorpresa.

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