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Elisa ha emozionato ma ha anche fatto ballare San Siro, al suo primo stadio. Sembra incredibile, dopo quasi trent’anni di carriera: le carte in regola per affrontare una simile platea le aveva già da tempo. Eppure, mentre tutti inseguono gli stadi, lei ha scelto di aspettare il momento giusto, senza fretta. Ed è arrivato: 18 giugno 2025. Annunciata esattamente un anno prima, la data era sold out da mesi. Ad attenderla, 54mila persone.

Lo show è stato curato nei minimi dettagli: un palco “green” ricoperto di edera e fiori (forse un omaggio a Lotus), scenografie pop con skateboard (una delle passioni di Elisa) e alimentazione a biofuel ricavato da scarti organici, a testimoniare l’impegno concreto dell’artista per l’ambiente. Puntualissima, Elisa è salita sul palco persino in anticipo, alle 20.29, indossando un kimono in seta Ahimsa, tessuto sostenibile ottenuto senza violenza sui bachi da seta.

Quasi 40 brani in scaletta, tre ore di show senza pause. Chitarra alla mano, Elisa ha aperto con i suoi classici di fine anni ’90 e primi 2000: Gift, Labyrinth, Rainbow, Broken. Poi Una poesia anche per te, cantata a squarciagola dal pubblico, e Heaven out of Hell. Il primo atto si è chiuso con un canto maori dedicato alla Madre Terra.

Immancabili i virtuosismi vocali in pezzi come The Waves, Hallelujah, e la già citata Una poesia anche per te. Ma Elisa sa anche divertirsi: si scatena nei pezzi recenti come Dillo solo al buio e Sesso debole, per poi tornare al pianoforte e commuovere con Anche fragile e Dancing.

Numerose le sorprese e gli ospiti: ben sei. Giuliano Sangiorgi, Dardust, Jovanotti, Cesare Cremonini, Giorgia e Ligabue. Amici e grandi nomi della musica italiana. Con Sangiorgi, il momento più travolgente; con Dardust, l’angolo “rave”, con maschere e synth. Jovanotti e Cremonini hanno cantato Le tasche piene di sassi e Poetica, in un trio riuscito nonostante qualche problema tecnico alla voce di Lorenzo. Il picco di energia è arrivato con Nonostante tutto.

Giorgia ha raggiunto Elisa per La cura, in una perfetta sintonia tra due regine del pop italiano. Più ardita la scelta di Together, brano rock che ha messo alla prova il timbro blues di Giorgia. A seguire, sul maxischermo, è apparsa la bandiera palestinese con la scritta “Free Gaza”, dopo un brano contro la violenza della guerra.

Sul finale, Ligabue è salito sul palco per duettare in Gli ostacoli del cuore e A modo tuo, tra le torce accese del pubblico. Elisa ha dimostrato, anche nei gesti, la sua umiltà e autenticità: ha definito Giorgia “una voce aliena” e si è buttata a terra per omaggiarla. Ha ringraziato tutti, dal team tecnico alle coriste, e dedicato L’anima vola a Elena Dellepiane, una giovane fan scomparsa prematuramente.

Tre ore volate via in un respiro, tra emozione e partecipazione. Il pubblico ha risposto con un affetto tangibile, cantando ogni ritornello. In chiusura, Qualcosa che non c’è, dedicata a chi cerca ancora la propria strada.

Con questo concerto, Elisa ha celebrato trent’anni di musica e di crescita. Non aveva bisogno di dimostrare nulla, eppure ha donato tutto. “Avevo tanta paura di questo giorno”, ha ammesso. “Invece è la cosa più bella che mi sia mai capitata”. Un debutto da stadio intimo, sincero, e allo stesso tempo travolgente. Una festa vera, da non dimenticare.

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