Recensioni
Dopo averli visti, l’ultima volta, al teatro di Reggio Emilia, gli
Einsturzende sono tornati in Italia. Fattibili ci sono due date su tre
della tournée e come al solito devo abbondare. Giovedì milito
all’Alcatraz, felice di constatare che loro tutt’altro che banalmente
sono sempre loro. Blixa completo nero e voce impeccabile, incredibile. Anni fa un amico con enfasi e soddisfazione mi disse “Blixa è il demonio!”.Non c’è particolare odore di zolfo nell’aria, ma guardatelo con
attenzione: fa paura. Poi c’è Hacke, sempre alla sinistra del pubblico.
Pare venuto fuori da un canto di Odino… se non fosse per l’eleganza
molto bohémienne che lo contraddistingue e salvo quando rimane in
canottiera. Li sembra un boscaiolo che suona il basso come un vibratore
cromato. Unruh sta dietro, in alto, a ridosso delle percussioni
industriali. Sembra un bambino al parco dei divertimenti: sorride
sempre e ha quel retrogusto da serial killer nella ghigna. Moses, al
suo fianco ha una batteria costruita con avanzi di industria
post-bellica. Arbeith è semplicemente Woody Allen in prestito con una
chitarra a tracolla. La tastiera, infine, è in mano a un modello di
Cesare Ragazzi, direttamente dagli anni ’80.
Il concerto
rimane qualcosa di unico. Sesta volta che li vedo e sempre in gran
forma. Non c’è una scaletta identica nelle loro tournée, dove ci si può
aspettare di tutto tranne troppo spazio per brani del passato. Si
spazia da Silence is Sexy ad oggi. Blixa show totale. La sua
radio disturbata e le sue bacchettate contro i tubi industriali, quella
voce che quando si stanca di star dentro le trame dei brani diventa
verso lancinante oppure rumore di fondo. Difficilmente un campionatore
sarebbe in grado di farlo realmente. Come difficilmente capita di
vedere del cabaret magico durante un concerto. I nostri a estrarre rune (e relativi simboli) da una borsa nera. Tornando ai brani: Sabrina è commovente, canzone meravigliosa e inaspettata (“Your Color, I Wish”) ma il punto più alto rimane Die Befindlichkeit des Landes, eseguita con una potenza incredibile e sul finire una meravigliosa Youme & Meyou.
Il pubblico si divide tra bauscia milanesi pseudofighetti e darchettoni
d’annata che sempre regalano emozioni visive non indifferenti.
Stranamente tutti attentissimi. Non come a Bologna, dove il palco è
identico. Il locale è pieno. La disposizione la stessa e pure i
vestititi identici. Medesimi anche i lampadari rossi da fabbrica di
ex-Berlino est. (che evidentemente non erano parte dell’arredamento
dell’Alcatraz). Tutto uguale salvo un pubblico più variopinto fatto di
residuati dark ’80 e studenti che più per moda che per altro si
presentano puntuali al concerto. Eppure nel comune disinteresse per il
presente neubateniano ai primi Blixa regala pochi secondi di Halber Mensch, un’emozione di giusto pochi secondi semiseri ma da brivido. Inoltre, a differenza di Milano la band aggiungerà Heven is of Honey da Silence is Sexye tralascerà il cabaret concentrandosi sulla musica. Ben due bis
arrivano dopo il concerto. Alla terza uscita Blixa, visibilmente
stanco, propone una Youme & Meyou solo basso, percussioni e voce.
La
canzone chiude idealmente la tournée italica. Un’esperienza che non si
dimentica di un gruppo che come pochi ha saputo attraversare tre
decenni di cambi sociali, politici, musicali, di mode, rimanendo
comunque sempre fedele a un percorso artistico. A fine concerto, come
la scorsa volta c’è a Bologna, ma non a Milano (per problemi tecnici,
ci dice Blixa), il CD del live della serata. Il banchetto del resto è
fornitissimo. Il logo Neubauten ovunque. Torneranno presto. O perlomeno
non troppo tardi. Il loro non è solo un concerto, non è solo musica.
Amazon
