Recensioni

5

È opinione comune che quando un artista pubblica un Best Of vuol dire che la spinta propulsiva della creatività è scarica. Se questa teoria fosse scientificamente provata, gli Editors starebbero vorticando attorno a un luogo sonoro indolente.

Andiamo, quindi, subito al punto: Ebm mostra i muscoli di una band che da tempo si è accartocciata su se stessa, passando da un trittico di album che appoggiava il revival post punk sulla traiettoria ambiziosa degli U2 a un quartetto di dischi disomogenei e, senza giri di parole, meno interessanti dei precedenti. La novità, non così sconvolgente, è l’arruolamento in pianta stabile di Benjamin John Power, ovvero Blanck Mass, già protagonista dell’appendice The Blanck Mass Sections e, prima ancora, collaboratore in Violence, che, fedele al titolo, aveva reso più aggressivo il delicato notturno di In Dream. A eccezione del singolo Frankenstein – compatto, ironico, imprevedibile e potente – gli Editors hanno imboccato una strada che reinventa il loro passato attraverso direttive techno-industrial, mantenendo quella voglia insana di flirtare con il pop.

Così, Heart Attack ha un ottimo ritornello nella prima metà, ma poi si perde per strada e si assesta sul tenore delle strofe. Immancabili, poi, le lunghe code ai brani che, semplicemente, non aggiungono nulla. Per esempio, di brani lunghi gli Editors ne avevano anche in In This Light And On This Evening, ma lì non c’erano finali “atmosferici”, semmai naturali evoluzioni del formato canzone. Picturesque ha un bel cantato, ma è tutto qui, mentre Karma Climb riprende la dimensione drammatica dei Killers. In Kiss e Silence, ancora una volta è la voce di Thom Smith l’elemento che spicca ma, purtroppo, è sommerso da arrangiamenti che non lo esaltano, al contrario lo ridimensionano. Peccato. Strawberry Lemonade è interessante, ma potrebbe finire tranquillamente prima; Vibe ha un ottimo ritornello che sembra uscito fuori da un disco di Dua Lipa. Infine, le conclusive Educate e Strange Intimacy ripropongono quanto scritto fin qui.

Insomma, di tutta quella “fisicità” di cui parlano gli Editors quando si riferiscono all’obiettivo posto per Ebm se ne potrebbe fare tranquillamente a meno. Perché, poi, basta ascoltare la versione piano e voce di Tom Smith di Dancing in the Dark o, se vogliamo forza fisica, la sopracitata Frankenstein, per rimanere ammaliati da una dimensione artistica armoniosa. Ecco, in Ebm sembra che lo Smith che medita immerso nell’acqua nella copertina di In Dream stia ora annaspando soffocato da una produzione dopata e ridondante.

Il cambiamento è sempre buona cosa. A volte, però, bisogna fare i conti con ciò che si è stati e, quando succede, può capitare di scoprire che in passato si era più affascinanti.

Amazon
SentireAscoltare

Le più lette