Recensioni

Quella che si ha ogni volta che capita di ascoltare le musiche dei Dwarfs Of East Agouza come collettivo, ma il discorso vale anche per le uscite individuali, è sempre una vertigine. Come se ascoltando le musiche di Sam Shalabi, Maurice Louca e Alan Bishop si venisse travolti da febbri esotiche, possessioni stregonesche, disfunzioni spazio-temporali e un’ebbrezza vicina allo stordimento. In questo esordio per Constellation – accennavamo nella recensione degli ottimi Sanam delle contaminazioni che il catalogo della label canadese sta avendo col vicino Oriente – sembrano dar fondo a quella idea di musica trance-inducing che si ritrova ovviamente nel loro dna musicale. Ma qui appare quasi senza soluzione di continuità, come se le sette tracce che compongono Sasquatch Landslide fossero in realtà un’unica entità multiforme, cangiante, mutevole; un blob di delizie e deliqui psych-trance in modalità free-form, fatto di screziature e sfocature, di sfasamenti e stratificazioni. Se prendiamo a mo’ di paradigma i quasi dieci minuti di A Body To Match – ma il discorso è valido per le frantumazioni di Saber Tooth Millipede, per il groove destrutturato di Titular, per il vagabondaggio etno-psych per una Casbah immaginaria di Neptune Anteater o di Swollen Thankles – ci rendiamo conto che c’è tutto: un ossessivo scheletro ritmico che pare claudicante ma in realtà regge il tutto per tutto il tempo, corde ed elettronica che si fondono e confondono, fiati onirici, fraseggi alieni, interferenze, bordoni abissali quasi dub che arrivano e se ne vanno carsicamente stordendo l’ascoltatore, lasciando una sensazione di incapacità fisica di fronte a un labirinto di suoni iridescenti. Qualcosa che induce alla trance tramite la slabbratura, all’ipnosi estatica attraverso il liminale indotto. Qualcosa che è musica davvero dell’altrove.
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