Recensioni

Di pop hanno già dato prova fin dalla nascita, nel 2007, The Dø. Lei finlandese, lui francese, entrambi sanno bene che è solo per questioni di bacino d’utenza, ma non certo per target, che la musica di A Mouthful fu archiviata sotto l’etichetta indie-pop. Ciò che cercano è levare prefissi e desinenze, scrivere, arrangiare, produrre e promuovere canzoni, punto.
Il meticciato del duo ha meno importanza e sostanza rispetto all’esordio. Certo il polistrumentista Dan Levy non è uno che si accontenta di suonare tutti gli strumenti che servono ad accompagnare il canto di Olivia Bouyssou Merilahti. Deve poter dare prova di sé, e la via che ha scelto per Both Ways Open Jaws è di mettersi in scia alla lunga tradizione pop che cerca arrangiamenti e produzioni pretenziosi, o almeno non limitati a strumenti organicamente rock. The Wicked & The Blind si spinge fino alle orchestrazioni di David Axelrod: Dan Levy si esprime al massimo – non delle sue possibilità, ma della capacità arrangiativa del duo – eppure rimane godibile e nient’affatto enfatico. L’equilibrio sembra dunque essere l’obiettivo maggiormente centrato da Both Ways Open Jaws; dell’equilibrio Levy cerca i limiti, qualche via di fuga dalla canzone al crescendo da colonna sonora (Smash Them All), pur centrando tutto o quasi sulla limpidezza della voce di Olivia (Bohemian Dances).
Quando il fuoco dell’attenzione è così orientato, diventano sperimentali parentesi come B.W.O.J. o episodi di chiara derivazione M.I.A. come Slippery Slope (uno in più e saremmo alla caricatura). Anche questa è una capacità: imporre all’ascoltatore la propria sensibilità, arginare il suo standard, anche solo per la durata di un album, e stupirlo con piccole deviazioni. D’altra parte, il mainstream funziona così.
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