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Folk ed elettronica si incontrano in un club melodico dove a emergere sono le sensazioni e le emozioni piuttosto che lo spirito di evasione. Stefan Kozalla, in arte Dj Koze, conferma, in questo Knock Knock, che giunge a cinque anni di distanza dal precedente Amygdala, il suo interesse fondamentale per l’intrecciare ritmi, atmosfere e melodie sintetiche e analogiche in un suono che, qui ancora di più, tende al formato canzone. Pertanto ecco sfilare in tracklist un parterre di voci e cantautori funzionali all’obiettivo prefissatosi dal Nostro: tra gli altri, ci sono anche Justin Vernon dei Bon Iver – di cui si ascolta solo un sample vocale in Bonfire – il folk-singer svedese José González, Kurt Wagner dei Lambchop e Róisín Murphy, quest’ultima voce iconica rappresentante della commistione tra dance e songwriting. Del resto Stefan Kozalla, vero nome dietro il moniker, non nasconde, in una dichiarazione rilasciata a Resident Advisor, di trovare un maggiore tasso di sensazioni ed emozioni nell’ascolto del folk rispetto alla musica da club («The mood of house music is really limited. It was sensational for me at first, but I soon began to hear more emotions in, for example, folk music»).

Il suo altro non è che l’ennesimo tentativo – che tutta una schiera di producer indietronici ha messo in atto – di sfruttare la commistione tra metriche house e scrittura indie e folk per sprigionare mood e percezioni differenti. A volte l’ibridazione dà vita a risultati imprevedibili come in Bonfire, ad esempio, che, all’inizio, sembra viaggiare su binari della deep da colonna sonora tra palleggio, ronzii di basso e ticchettii, per poi sfociare nella malinconia con il tocco di Vernon. O come anche in Scratch, dove la voce catartica della Murphy taglia come un lastra di ghiaccio il ribollire caloroso dei bassi. Anche quando non sorprende in toto, Koze fa il suo, rendendo omaggio agli ospiti che indossano con disinvoltura i suoi abiti di alta sartoria: Kurt Wagner in Muddy Funster è così a suo agio che sembra di ascoltare un pezzo dei Lambchop, Music on My Teeth vede Gonzalez alle prese con la sua materia preferita (folk totalmente e meramente bucolico), il gospel jazzato di This Is My Rock trova il tocco di classe grazie alle profonde corde vocali di Sophia Kennedy, talento della Pampa Records.

Anche nei momenti più strumentali, non manca il gioco di contrasti tra sprizzi di vitalità e meditazione. Pick up è, in tal senso, il punto più alto, un minimale anthem disco-house anni Settanta pronto a essere suonato nei festival alle prime luci dell’alba, all’interno di una tavolozza di colori che, nel caso di Knock Knock, varia dal caldo porpora dell’r’n’b/hip-hop di Colours of Autumn o del future bass macchiato di soul di Lord knows, all’azzurro pastello di Planet Hase con Mano Le Tough, una traccia dove il groove immersivo è smorzato da sibilli, bassi abissali e strappi di synth.

Tirando le somme, Knock Kncok è un disco che, in relazione all’approccio utilizzato, non cambierà certamente le carte in tavola nell’universo indietronico, ma ha dalla sua qualità e ispirazione. Doti che Dj Koze può continuare a vantare.

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