Recensioni

Grace è l’EP che segna il debutto su Hyperdub (ma anche in assoluto) della dj e producer originaria del New Jersey (ma di origini turche) Dj Haram. Haram, che assieme a Moor Mother è anche metà del duo noise/rap 700 BLISS, si è fatta un nome a Philadelphia, dove attualmente risiede, come animatrice di serate a base di un interessante mix di bassoni provenienti dalle tradizioni clubbiste di Jersey e Baltimore unito a sonorità DIY locali e a una buona dose percussioni mediorientali, proposta che è raddoppiata nell’attività presso emittenti radiotelefoniche cittadine. Dal 2017 a oggi il salto di visibilità: ha fatto parte del Bass Camp della Redbull Music Academy, delle Sunday Session del MoMa Ps1 e, di lì, tour e comparaste a serate e festival di culto anche europei (vedi l’Unsound) l’hanno portata a raggiungere una piccola fama, seppur di nicchia, a livello internazionale. Il suo nome, anche grazie al collettivo Discwoman, è arrivato all’orecchio (sempre più attento alle sonorità extra occidentali) di Kode9, che l’ha voluta sulla sua Hyperdub per questo scuro EP che prende ispirazione da vicissitudini familiari, per riversarle su un apocalittico scenario in cui puntuti flauti mediorientali e percussioni darbuka affrescano androni di cui l’hardcore continuum e la letteratura speculativa a cui spesso si ispira ci ha più volte dato testimonianza.
Il thrilling, questo semi euforico senso di marcia verso un sempre più vicino punto di rottura, è un po’ il collante che tiene unite queste otto tracce, di cui una è un remix firmato 700 BLISS (Candle Light), un’altra è una più convincente versione strumentale di quello, e un’altra ancora rappresenta il remix molto Jersey Sound della opener, quella No Idol che è un po’ il biglietto da visita del progetto, con quell’insidioso flauto incantatore di (cyber)serpenti. La traccia migliore nonché la più mimetica/meticcia del lotto – nel vero senso della parola, letto il titolo e sentendo spari e caricatori tipici delle produzioni grime – è Body Count, in cui emerge al meglio l’oscillazione tra luce e tenebra che la producer ha spesso in mente ma che non altrettanto facilmente mette in pratica, intenta com’è nel dare all’ascoltatore questa sensazione di inquieta stasi, di pentola a pressione sul punto di fischiare forte.
Manca l’elemento cinico e spietato di una Kablam, e l’ascolto potrà risultare un poco legato, così come poco spazio è lasciato all’immaginazione (vedi Grace – K.O.D), eppure l’esiguo perimetro in cui Haram si muove è anche il suo principale punto di forza. C’è tutto quello che serve qui per dare fuoco alle polveri.
Amazon
