Recensioni

Il percorso artistico, ormai trentennale, di Denison Witmer si è sempre contraddistinto per la caratura artigianale propria di chi riesce a dare dimensione fisica ad idee ed intuizioni semplici. Il musicista originario di Lancaster non ha mai fatto mistero della sua passione per il mondo della falegnameria che, a suo dire, gli ha anche trasmesso le basi per un’etica del lavoro rigorosa e lineare che si riflette nella scrittura e negli arrangiamenti dei suoi brani.
Anything at All pubblicato via Asthmatic Kitty Records rappresenta la prova numero dieci per il cantautore che si è affacciato timidamente al mondo della musica nel lontano 1995 con la pubblicazione di una cassetta intitolata My Luck, My Love, in cui erano già presenti i semi di un folk intimista, elegante e incline ad una dimensione pop, che sarebbero poi germogliati nell’album d’esordio, Safe Away (1998). Un percorso lungo che ha portato Witmer a condividere pezzi di strada con artisti del calibro di Don Peris, in cabina di regia per l’album Are You a Dreamer? (2005) con la preziosa partecipazione anche dell’amico fraterno Sufjan Stevens che ora – esattamente venti anni dopo – ritroviamo a curare la produzione del disco.
Anything at All accoglie dieci ballate folk-pop in cui la dimensione bucolica e squisitamente amicale con cui hanno preso vita i brani è quasi palpabile. L’impronta di Stevens, con la sua abilità nel costruire scenari immaginifici che oscillano tra il malinconico e il trasognato, è tanto decifrabile quanto mai invadente e si adagia gentilmente sul corpo dei brani di Witmer che passano in rassegna piccole azioni quotidiane che vanno dall’osservazione degli uccelli (A House With) alla cura per piante da appartamento, passando per riflessioni sulla precisione necessaria alla lavorazione del legno (Clockmaker) e metafore sull’invecchiare liberi da pregiudizi (Older and Free), generando spunti su questioni esistenziali come la vita, la morte e il loro fine ultimo.
Il disco è stato registrato in due anni presso lo studio di Sufjan durante la pandemia, con sessioni aggiuntive registrate da Andy Park, a Seattle, WA. Tra i musicisti presenti figurano Stevens e Park stessi, nonché Sam Evian, Hannah Cohen, Sean Lane e Keenan O’Meara.
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