Recensioni

Rosa decisivo. Come la relativa forma di colore che emerge dall’omonimo dipinto astratto di Kandinskij. Il nome Decisive Pink deriva da qui, scelto per battezzare il nuovo duo formato grazie all’incontro e alla profonda connessione tra Angel Deradoorian – in passato nei Dirty Projectors, già solista capace di conquistarci in toto con The Expanding Flower Planet e Find The Sun, usciti per Anti- rispettivamente nel 2015 e 2020 – e Kate NV (con cinque album all’attivo, tra cui il recente wow, risalente appena allo scorso marzo). Un doppio, anzi quadruplo, sguardo ad ampio raggio che si traduce non a caso in un electropop dall’attitudine fortemente arty, capace di integrare sia l’irregolarità pischedelica, dalla pulsione trascendentale, della musicista californiana di origini armene sia il piglio sperimentale nei confronti della melodia della collega russa.
Sviluppato perlopiù nella sala prove losangelina di Deradoorian, con le voci riprese dentro agli armadi, e registrato nello studio di un amico comune a Colonia, pieno zeppo di sintetizzatori analogici, Ticket To Fame offre un titolo ludico e auto-ironico, perché è proprio nella ricerca della bellezza e nel ricorso allo humour che le due trovano i principali campi di intesa, ed è un mosaico di undici pezzi, tra i quali tre pacificanti semi-strumentali di field recording, onde modulari e ambient neopagana, a rispecchiare nelle intenzioni il puzzle – parecchi pezzettini di carne – che è l’esistenza umana. Se nella stesura delle musiche vi è assoluta complementarietà, alla luce di input al cento per cento vicendevoli, Kate NV è la principale produttrice e arrangiatrice del materiale, mentre Deradoorian si è occupata maggiormente della parte testuale.
I singoli estratti hanno contribuito immediatamente ad accendere curiosità attorno al progetto: dalla stravagante mistura hyper psych-pop di Haffmilch Holiday, ispirata ai cappuccino ordinati assieme al bar, per il quale The Guardian ha tirato subito in ballo Kate Bush, al serrato e memorabile botta e risposta di Destiny, dedicato alla natura della fede, dove Deradoorian interpreta il ruolo della veggente e Kate NV quello dell’interpellante, su dinoccolati groove che rimandano a The Great Curve dei Talking Heads. Proseguendo con Ode To Boy, love song che ha l’ardire di incollare sonorità post-Kraftwerk e una rielaborazione della Sinfonia n. 9 di Beethoven, e Dopamine, orecchiabile marcetta glam funk sullo shopping compulsivo – con tanto di conversazione telefonica tra voce automatizzata di operatore e cliente esitante – che manderebbe in solluchero i maestri Sparks.
A volte, nel gioco da rompicapo che intreccia soluzioni anticonvenzionali applicate alla struttura-canzone e quesiti sul senso della comunicazione, vengono in mente formazioni come The Fiery Furnaces e Jockstrap: si sentano gli scampanellii e il passo da marimba di What Where, un’indagine sulla trasmissione-ricezione di informazioni, oppure il divertissement di differenti pronunce di Potato Tomato, sul prototipo di Let’s Call The Whole Thing Off di George e Ira Gershwin, e lo scambio senza parole, un po’ medúlliano, di Voice Message. Nei sette e passa minuti di Cosmic Dancer le visioni delle sodali, nei confronti della musica e nella vita di tutti i giorni, sembrano fondersi appieno, fruttando tinte al contempo calde e accese. Magari non cruciali, eppure soddisfacenti al punto da farci strappare al volo il biglietto d’ascolto.
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