Recensioni

6.4

È difficile scrivere dell’atto genetico di una grande band. E’ ovvio che trattandosi di una nascita le parti del corpo non siano ancora mature e bene sviluppate; è chiaro anche che l’interazione di queste parti tra di loro sia altamente perfettibile. D’altro canto, è anche vero che i Death Cab For Cutie, nati dalla volontà di un Ben Gibbard già impegnato da solista e con gli All-Time Quarterback, nascono già grandi.
Something About Airplanes è un’opera prima ricca di spunti interessanti, che “soffre” (tra virgolette perché non è detto che si tratti di un difetto o di un problema) della somiglianza smaccata con i Built To Spill, ma che riesce pur sempre a ritagliare ad hoc lo spazio in cui crescere idiosincraticamente. La sensibilità lirica di Ben Gibbard, come sempre sarà da questo momento, rende molto più che semplicemente godibili – speciali – una manciata di pezzi che, per arrangiamenti più o meno ordinariamente indiepop, avrebbero potuto agilmente passare del tutto inosservati.

Invece le giravolte delle chitarre, distorte e impegnate in continui crescendo quasi psichedelici, caricano i testi della strana atmosfera di impazienza e implosione che permea tutto il disco e lasciano che le parole galleggino in ambienti sonori che, forse, non saranno mai più così “pieni”. Certo, si tratta di una “pienezza” che in certa misura passa anche dal disordine, un passaggio dell’ispirazione tra le coordinate caotiche dell’inesperienza, ma proprio la qualità viscerale di canzoni ancora rozze negli equilibri interni, come Fake Frows o la triade iniziale Bend To Squares President Of What? – Champagne From A Paper Cup, fanno pensare a una storia già scritta che aspetta solo di farsi suono.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette