Recensioni

6.7

Ci siamo. Davide Shorty ha finalmente colmato un buco discografico di 4 anni con Nuova Forma, il quinto album in studio proposto dal cantante palermitano, ex X Factor tra le altre cose. La sua bravura sin dall’esordio Straniero datato 2017 (di cui si è parlato su queste pagine) è stata quella di evitare le due trappole più diffuse alla porta d’uscita del talent di sky: snaturarsi per inseguire la fama oppure diventare uno dei mille buoni prospetti finiti subito nel dimenticatoio. Davide Sciortino in questo rappresenta forse il caso più piacevole e genuino uscito da quel contesto, un artista che da subito ha lavorato per creare uno stile riconoscibile e pregiato senza forzature di ogni tipo, che lo ha reso punto di riferimento tra gli estimatori italiani di black music (Ghemon, Willie Peyote, Funk Shui Project, Godblesscomputers…).

Dopo Fusion (2021), punto più alto della carriera per versatilità, contenuti e idee, Questo nuovo disco cerca di mettere la lente d’ingrandimento sulla crescita musicale e personale del Nostro negli ultimi anni, proponendosi come una naturale evoluzione della sua discografia. Crescita che solo in parte riesce a manifestarsi, controbilanciata altre volte da una ripetizione meno convincente di un idioma già assodato. Sul piano musicale non si notano infatti particolari stravolgimenti, con il pregiato, colorato e intimo cantato soul che, alternandosi a strofe rappate, flirta con una matrice lo-fi, morbida ed essenziale, visibilmente meno audace e memorabile rispetto al sopracitato Fusion e ai due joint album con i Funk Shui Project (Terapia di Gruppo nel 2018 e La Soluzione nel 2019). Eppure qualche variazione riesce a farsi strada, come l’incalzante atmosfera brasiliana di Bla Bla Bla con Daniele Silvestri, o l’elettrizzante Essere Uomo, pezzo simil Isaiah Rashad (o J.Cole) con i tromboni solenni che tanto piacciono oltreoceano (vedi 95 South di Cole per l’appunto). Ottimo anche il trio Serena BrancaleAINEE-Shorty in Sabato, e Fuorigioco, pezzo neo-soul scarno e soffice con uno dei ritornelli più piacevoli delle operazioni.

E se la cornice strumentale non sconvolge ma riesce a piacere, lo stesso vale nel lato lyrics, pezzi di un puzzle che, senza particolari pretese narrative, parla del nuovo stato mentale del protagonista.
Si passa da introspettive e ben eseguite auto-apologie (Nuova Forma, Fabbricante di Ricordi) che in un attimo diventano ambiziose riflessioni universali sulla condizione umana (Essere Uomo), o ironica satira sociale  à la Willie Peyote (Bla Bla Bla), ma corrono il rischio di essere adolescenziali e troppo prevedibili (Lacrime di Felicità). Non mancano i pezzi d’amore, a volte puerili e troppo piacioni (Finestra) altre volte più intriganti e ingarbugliati sotto la superficie (Demone). Il collante sembra essere quello di sempre: l’intimità profonda e il desiderio di capirsi, di prendersi il tempo per diventare quel cittadino del mondo, libero, senza etichette, che da inizio carriera è l’obiettivo dichiarato. D’altronde, non potrebbe essere altrimenti per un ragazzo che ha lasciato Palermo per andare nella fredda e inospitale Londra, alla ricerca di un sogno, e che da sempre fa i conti con la propria identità personale e con il ruolo dell’uomo nella società, o meglio, nel mondo.

In fin dei conti, anche se Davide Shorty non ha realizzato il suo disco più memorabile, continua ad aggiungere mattonelle di un percorso che non ha retoriche o secondi fini, confermandosi come uno degli artisti più credibili e puri nel panorama italiano.

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