Recensioni

Da sempre incline alle collaborazioni – da ricordare solo negli ultimi due o tre anni l’album Pezzentelle su Bocian con il polacco G. Lebik (metà VennCircles e musicista d’area “softwaristica” col suo suonare “pure data & objects”), il lavoro con Helena Espvall Sombras Incendiadas per la svizzera Three:Four e l’album a nome David Maranha Ensemble Salt, Ashes, Goat Skin su Roaratorio (con un terzetto completato da Filipe Felizardo alla chitarra e Diana Combo alla batteria) – il portoghese torna a nome proprio con questo Cai Bem, primo passo vinilico per la label belga Tanuki. In realtà anche questo disco non è propriamente in solitaria, seppur risulti accreditato al solo Maranha, dato che ad accompagnare il Nostro troviamo Manuel Mota, Margarida Garcia e Miguel Abras. Inoltre, ulteriore novità, i quattro suonano tutti strumenti con cui non sono soliti cimentarsi: Mota si posiziona al basso invece che alla solita chitarra, la Garcia all’organo del padrone di casa in sostituzione del consueto basso, Abras si cimenta con un registratore a cassette e voce, e il nostro David siede dietro le pelli e allo shruti-box.
Insolita la modalità, molto solita la risultanza, dato che le due lunghe tracce che occupano i due lati del vinile vivono di dilatazioni post-minimaliste fatte di droni ascendenti e oblungazioni sonore, voci alien(at)e e stasi costruite con crescendo talmente minimi da risultare spesso impercettibili. Nulla di nuovo all’orizzonte del compositore portoghese, ma se l’obiettivo era aprire varchi spaziotemporali, beh, allora è stato raggiunto. Ovviamente solo per die hard fan.
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