Recensioni

6.5

Ormai ampiamente ripresosi dall’ictus che nel 2004 gli bloccò la parte destra del corpo, e con i Kinks fuori dal circo della retromania a causa dei suoi dissapori, più che col fratello Ray, col batterista Mike Avory, Dave Davies prosegue una carriera solista che inizialmente era stata abortita a fine ’60 dopo qualche singolo (e un album dissepolto solo in anni recenti), per poi prendere l’avvio nei primi anni ’80 (con tre dischi di hard rock da stadio tremendi e dal suono datatissimo), ripresa infine all’inizio del nuovo millennio.

Rispetto alla produzione di quest’ultima fase, divisa tra i richiami al suo gruppo maggiore e quelli all’infelice fase eighties, Rippin’ Up Time cerca di smarcarsi un po’, soprattutto a livello sonoro. Dove lo stile è ancora hard, infatti, si tratta di un hard dall’andamento pesante tra grunge e stoner, ma con un sound molto più spartano e informale, quasi casalingo (vedi la title track e gran parte della seconda metà dell’album), tentando perfino strane dissonanze armoniche elettroniche (sia nell’hard di Semblance of Sanity, forse la più interessante, sia nella ballad sabotata Kraftwerk Between the Towers).

Lo stile british-fraterno, in un disco che a livello di testi rievoca il passato, si sente in particolare nel ricordo di adolescenza della bella Front Room o nella conclusiva Through My Window, mentre nel curioso ritratto di un personaggio incontrato davvero di King of Karaoke si trova un po’ di tex-mex – ma anche una citazione di pacca del classico Sunny Afternoon piazzata alla fine di un bridge in cui si elencano i titoli dei classici interpretati dal personaggio in questione (tra i quali, ovviamente, non manca You Really Got Me).

Non è il disco che i fan dei Kinks spererebbero da una reunion, qua e là scappa un accenno di riff già sentito e gli esperimenti risultano un po’ naif, ma il qui presente è un lavoro che qualche freccia al suo arco l’ha, mostrando un autore che a 67 anni prova a smuovere un po’ quanto fatto finora.

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