Recensioni

5.5

È con un po’ di stanchezza che recensiamo Donkey, nuovo disco delle Cansei De Ser Sexy – oggi orfane del basso di Ira; quello che doveva essere un disco più compatto, più ragionato, almeno secondo Lovefoxxx, trendy-vocalist delle brasiliane, in effetti si rivela unitario solo nella noia “più suonata” verso cui sono state virate le farfalle – almeno divertenti – del disco d’esordio. Sopravvive unicamente in Beautiful Song il mood diLet’s Make Love…, mentre altrove prevale l’impegno dove, francamente, non è richiesto.
Ciononostante qualcosa di interessante c’è; e quel qualcosa probabilmente deriva dal solito discorso di secondo livello sul post-punk inglese. Non riguarda certo Jager Yoga, ambientato sì (e pesantemente) in zona Gang Of Four, ma con la complessità di un esercizio in sala prove; semmai c’è da fare qualche ipotesi sullo spostamento della new-new-wave qualche anno più in là, nei riferimenti citati, e cioè in quei primi Ottanta del passaggio al synth-pop, con  i New Order su tutti (Believe Achieve).

Non mancano obviously episodi di cliché wave (I Fly), anche se a volte con una ritmica non banale (Give Up) – ma vengono pur sempre dal Brasile, le CSS. Con Donkey si assumono però soprattutto cucchiaiate di quelle angolature dimenticate (Move) dai vari Franz Ferdinand, compresa la mutant (Reggae All Night) coscritta – e quindi matura anch’essa, diciamo affiliata alle compile Ze Records – ma americana – certo, di quella New York un poco più inglese del resto degli Stati Uniti.

Peccato dunque per i tanti episodi dimenticabili e prevedibili (Rat Is Dead (Rage)), perché oltre a condizionare il giudizio in senso negativo, lo rendono distratto; il che non premia le intenzioni forse più serie della band; ma del resto apre qualche spiraglio alla somma synthpop più postpunk uguale, su per giù, elettropop.

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