Recensioni

Ci sono solo good vibrations nell’aria, quando ci troviamo a parlare di cultura dance a tutto campo e diverse generazioni, esperienze ed estrazioni convergono in una nuova tracklist d’effetto: è questo il feeling che si ha ascoltando il secondo full-length di Jukka Reverberi e DJ Rocca, un disco che piega le istanze kraute dell’esordio verso un approccio baldelliano, aperto soprattutto alla visione psych di stampo sintetico e filtrato secondo le lenti nordiche di Bjørn Torske, qui produttore d’eccezione. Inciso nell’estate del 2011, Another metabolizza afro, funk e una ricca palette sonica, quest’ultima ottimamente sintetizzata in groove e soluzioni melodiche di un affiatato Reverberi, senz’altro più a suo agio nell’integrare l’indieness nei tessuti danzerecci. E non è un caso che da queste energie si sviluppino poi le session collaborative tra Rocca e Baldelli (Podalirius del 2012)
Con l’aiuto del padrino di tutto il movimento space disco scandinavo, il tiro del duo è solare ed energico, ma anche ipnotico e colorato. Niente italianità caciarona à la Ajello, molto contenuta anche la componente house di stampo newyorchese del Rocca con Dimitri From Paris: qui parliamo di un album che si gioca sugli spazi aperti, pronto alla jam infinita, tra il calor bianco del norvegese e la fiammella melodica degli italiani. Flordance Track pastura tribal funk da dancefloor, in Haunted Love troviamo in pieno lo stile post-wave di Jukka, in Dream Is Gone spuntano Moroder, arpeggiatori e un tripudio di sintetiche cinematiche 70s, mentre la seconda parte dell’album si concentra maggiormente sul mood e su un approccio “live” che sarebbe interessante veder approfondito dal vivo. I Feel Russian sceglie l’EDM in fluorescenza etno, i dieci minuti di Summer Rain mettono in campo il flauto di Rocca (ricordate i Kraftwerk prima di diventare i Kraftwerk?), il basso di Jukka e i synth di Bjørn puntano su un downtempo canterburiano-mittel di gran classe.
Nessun cedimento in scaletta. Nessuna voglia di calare la bomba facile per gli appetiti del dancefloor. Un bel viaggio da mandare in repeat, anche solo per scoprire i dettagli di produzione e le timbriche messe in gioco. Maturato anche l’interplay tra Rocca e Reverberi, dove Bjørn ha giocato il ruolo di terzo membro aggiunto (ogni giorno la sfida era quella di portargli un synth diverso con il quale suonare) e infine di produttore casual ma non per questo di minor spessore. Thumbs up for Crimea X.
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