Recensioni

Lo scorso anno i canadesi Cowboy Junkies tornarono a farsi vivi con Songs Of Recollection, una raccolta di cover che li vedeva applicare con disinvoltura il loro codice folk-rock deliziosamente anomalo e nebuloso ad alcuni classici quali Five Years, No Expectations, Don’t Let It Bring You Down o Seventeen Seconds. Sembrava il tipico frutto della “camera di decompressione” del post-covid, e probabilmente lo era, ma indubbiamente i fratelli Timmigs (Margo, Michael e Peter) e Alan Anton dimostravano uno stato di forma considerevole, ovvero la capacità di giocarsi una visione peculiare nella reinterpretazione e riarticolazione dei pezzi concedendo nulla (o comunque pochissimo) all’auto-celebrazione.
Stupisce solo fino a un certo punto quindi che tornino oggi con un album di inediti, a cinque anni dal buon All That Reckoning, anche se non va dimenticato che nel mezzo – anno 2020 – c’è stato l’intenso Ghosts, album breve (30 minuti) uscito solo in digitale come una sorta di tributo alla memoria della madre dei Timmins scomparsa nel 2018.
Il qui presente Such Ferocious Beauty è stato invece concepito durante gli ultimi giorni di vita del padre, e il suo spegnersi in un progressivo oblio – soffriva di una grave forme di demenza senile – non poteva che intridere l’atmosfera del lavoro, come accade esplicitamente nella traccia iniziale What I Lost. Le restanti nove tracce confermano la buona vena della band, capace di mediare tra cantautorato alternativo (vedi soprattutto Knives, come potrebbe un John Mellencamp sotto valium), atmosfere standard folk-rock (una Circe And Penelope dalle trepide ascendenze Fairport Convention) e “perturbazioni” alternative (il valzer cupo di Flood, una Hell Is Real che scozza la Cat Power più spettrale e il Will Oldham cinereo).
Detto che anche gli episodi più telefonati – come la ballad spolverata errebì Hard To Build. Easy To Break o l’inquietudine sbrigliata di Shadows 2 – si mantengono ben sopra la linea di galleggiamento del mestiere, possiamo parlare di un album più che buono di una band che a trentacinque anni dal leggendario The Trinity Session sembra ancora in grado di tenere salda la presa sul polso della situazione.
Amazon
