Recensioni

6.5

E’ sempre difficile ricreare la magia. Il problema è che certi dischi riescono a cogliere il significato e lo spirito di un’epoca perché se ne fanno attraversare, poi li plasmano in un duplice atto di comunicazione. Al settimo album in carriera, Tjinder Singh e Ben Ayres provano a invertire la rotta guardando ai fulgidi Woman’s Gotta Have It e When I Was Born For The 7th Time, però in modo che sia l’India a permearsi di sonorità occidentali e non viceversa. Ce n’era bisogno? Fossero riusciti a dar corpo a una bella idea di cortocircuito culturale senza incappare in lungaggini e in una scrittura spesso senza guizzi, senz’altro sì.

Va infatti benissimo consegnare il microfono alla cantante Bubbly Kaur e rifarsi alla storia della black per gli arrangiamenti, ma – poiché è un piano “pop” quello in cui ci si muove – occorrono canzoni che rimangano. Magari non delle novelle Brimful Of Asha, ma certo è che la trainante United Provinces Of India, l’ipnotica dolcezza di Topknot e il frizzante errebì tra Style Council e Pizzicato Five The Biro Pen un po’ si perdono tra troppa dignitosa monotonia e qualche scivolone kitsch (il fondo lo tocca il terrificante clavicembalo barocco di Double Decker Eyelashes). Più dell’occasione mancata, ne deriva un impantanarsi a metà strada che, date le premesse, comunque dispiace.

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