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7.2

«La verità o ti guarisce o non ne vale la pena». Sussurrato da Colombre con una delicatezza rassicurante, questo passaggio di Qualche specie di amore mi fa pensare subito a Troisi. La celebre risposta alla possibile sincerità di Anna «No, puoi dire pure una bugia. Chi se ne accorge?» in Scusate il ritardo si traduce in un’odierna consapevolezza per cui le bugie narrative possono essere un modo per salvarsi. La verità, se c’è, deve salvarti. Altrimenti meglio non toccarla, meglio una bugia. Come Troisi aveva composto un vocabolario delle relazioni umane fatto di pause, silenzi, cambi di pensiero e di discorso, oggi il cantautore marchigiano col suo nuovo disco restituisce un lessico che racconta la fragilità maschile con candida e devastante sincerità.

In un’epoca dettata dalla FOMO, costellata da giovani anziani o finti adulti che scalpitano nel mostrare una certa non appartenenza all’attualità, i tempi di Colombre appaiono quasi biblici, cristallizzati in una morbidezza lenta e rilassata che non si vergogna mai a mostrare le crepe e gli angoli di una giornata senza particolari sbalzi. I nove brani di Realismo Magico in Adriatico raccontano la semplicità della vita, che è esattamente ciò che di più magico oggi si possa fare. Rischiando di non essere compresi, rischiando di restare ai margini. Ma il sorriso che abita il suo cantato rende impossibile resistervi: Colombre, così come i personaggi dei suoi brani, sorride ai dispiaceri e alle gioie della vita. Poi si vedrà («Per quanto piangi o ridi il mondo girerà / comunque in ogni caso tu ridi chi lo sa»).

Artigiano del suono, polistrumentista, amante di un diy anarchico e delicato, Colombre è il cantore dei rapporti, di quelli che resistono al tempo e all’abitudine, e di quelli che invece si frantumano senza salvezza. Dopo il debutto con l’ottimo Pulviscolo nel 2017, tre anni dopo tornava con Corallo, un disco ricco di pop sinfonico e fioriture melodiche d’altri tempi nonché storia di un’appartenenza alla musica, la colonna sonora di un tempo che è stato e che non smette di inondarci di bellezza, di piccole verità. Oggi il frastuono del suo sunshine pop scuote Realismo Magico in Adriatico, la conferma definitiva della solidità compositiva che ha in testa questo giovane uomo che vive sul mare e sembra portarselo sempre dietro.

Il realismo magico di Giovanni Imparato non attinge eccessivamente a quello del Novecento di derivazione sudamericana o europea, è piuttosto un realismo magico nuovo che finisce per trovare la magia nell’inconscio, divenendo quasi un’attitudine. I suoi brani continuano a godere di un potere immaginifico che i realisti attuali – penso ad Alice Rohrwacher nel cinema – condividono in altri campi artistici. Ma accanto a questa spiccata e candida sensibilità si fa spazio la lezione che sembra aver raccolto da un hit maker come Alan Sorrenti (con cui il Nostro ha collaborato registrando alcune chitarre presenti in Oltre la zona sicura, uscito nel 2022): Colombre non sa solo come si scrive una canzone, sa come scrivere brani capaci di sopravvivere alle mode, capaci di attraversare generazioni e spazi diversi.

Ascoltando i nove brani del disco immagino che a Imparato piaccia davvero molto ascoltare le persone. Come un documentarista del quotidiano, lo vedo ad arrangiare il racconto popolare pieno zeppo di elementi magici e fantastici, perlopiù buffi e surreali, volti e voci che dalla terra giungono in mare e poi tornano indietro. Realismo Magico in Adriatico è un’opera visionaria nella quale storia e tradizione orale si mescolano, come se la prima, da sola, non fosse in grado di dare una spiegazione soddisfacente al mostro – quel Colombre buzzatiano che custodisce.

E in quest’opera piena di speranza e candore pop imbevuto di vaghezze dreamy, Qualche specie d’amore svetta nella sua veste di ballad umbratile ed elegantissima, trattenuta da un’architettura minimalista di archi e Farfisa che profuma d’eternità. Dall’indeterminatezza del sentimento universale – che si fa sempre più difficile da definire – Colombre approda al duetto con Maria Antonietta in un pezzo scritto da quest’ultima: Io e te certamente dimostra ancora una volta che sporcarsi le mani con la verità più profonda, paga e fa arrivare alla purezza, anche se la purezza è un’idea da fachiri, da monaci, come diceva Sartre.

Io e te certamente è l’esatta definizione di amalgama, quel che scaturisce perfetto dall’alternanza del cantato di Letizia e Giovanni, che si aspettano e si rincorrono dentro questo manifesto obliquo dell’amore che insegna la felicità. Se Durerebbe un’ora gode di un tiro potente e notturno, di una vena r’n’b vigorosa grazie anche alla tensione perpetua delle Onde Martenot, la vulnerabilità cristallizzata di Allucinazioni – omaggio crepacuore all’indimenticato Mirko Bertuccioli dei Camillas – regala una prova di abbandono artistico e romantico fatto di amicizia immortale, synth e una 808 abbagliante. Il gioco pianistico – oscillatorio e analogico – che tocca Naturale Niente è come sembra abbraccia chitarre evanescenti e dolciastre in cui la fiducia nella condivisione appare l’unico viatico per vincere il dolore e immaginare un futuro.

Colombre era e resta un’anomalia nella musica italiana per quel gusto passatista che non ha a che vedere con la nostalgia tout court ma è più che altro fascinazione per il bello che è stato, per la libertà che oggi sembra mancare sempre più nel lavoro culturale. Non c’è niente di sommerso, oscuro o taciuto nella sua scrittura, ma tutto si muove limpido e dritto. Come un mare nei mattini di quiete. Il bedroom pop qui si unisce a melodie lo-fi leggere, trasognanti poggiate su synth grumosi e compattissimi, mai estranei alla realtà né incuranti della magia. Se la matrice letteraria è sempre molto forte nel mondo di Colombre – in questo caso lo è anche il titolo del disco – ciò che si osserva è la scelta intelligente di non restare vittima di un citazionismo a basso consumo ed esegesi romanzesche. Il realismo magico dipinto da Imparato non si lascia ingabbiare in giochi anaffettivi che prendono in prestito dal passato ma restituisce sempre una forma molto definito, seppur morbida, del se stesso cantautore e musicista.

D’altronde cosa sono le favole, i sogni e la musica tutta se non simili forme di realismo magico, negativi che si lasciano attraversare dalla vita cosciente e abitudinaria?

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