Recensioni

L’arco di Porta Capuana divide idealmente la Napoli più accessibile e vivibile del pieno centro da quella multietnica e anche più pericolosa della parte est, della Stazione e delle stradine che è meglio evitare. E’ una zona di commistioni, incroci e fascinazioni. In questo snodo cruciale, tra questi due mondi poi neanche tanto distanti tra loro, Colapesce ha suonato un concerto tutto suo, in un Lanificio 25 che ha da poco riaperto i battenti.

All’ombra di quel capolavoro rinascimentale della Chiesa di Santa Caterina a Formiello, il cantautore siciliano ha portato il suo Egomostro, uno spettacolo che chiude idealmente il percorso legato al suo secondo lavoro. Ed è nelle pieghe imperfette delle storie quotidiane di Lorenzo Urciullo che tutti gli elementi presenti nell’album ed indossati nel live si rivelano assumendo un preciso, contestuale significato: i completi rosa, i fogli bruciati, la cover di Mykonos dei Fleet Foxes e la voce in loop di Toto Cutugno che risuona in Maledetti Italiani, la circolarità di apertura e chiusura affidata come sul disco a Entra pure e Vai pure. In questo luogo di incontro tra culture diverse, aspettative e conquiste, Colapesce ci mostra uno dei lati più interessanti – e che avevamo dimenticato – del cantautorato italiano: la rilevanza della performance dal vivo come espansione e naturale completamento di quanto fatto in studio. In un’ora e mezza di concerto, per due terzi dedicato all’ultimo lavoro, tutto ha una funzione, nel diluvio elettrico degli arrangiamenti, nella spiazzante varietà di suoni, tra le derive dell’io che si raccontano e quei legami surreali.

Un live che conferma quanto di buono ha mostrato su disco il Colapesce musicista, qui diviso tra un’acustica e due elettriche, con il supporto di elettronica, batteria, drum machine, tastiere e basso a completare un set che alterna una grande compattezza sonora (Dopo il diluvio, Reale, Un giorno di festa) a momenti più sussurrati. In mezzo, la voce sommessa di chi non vuole mai disturbare, la poesia e quella semplicità disarmante che non smette mai di sorprendere e di meravigliare. Un’amara Passami il pane sfuma in un Gioca Jouer disincantato, mentre al rientro il Nostro si presenta da solo sul palco per Bogotà, Copperfield e Le foglie appese, prima della celebrazione in coro di Restiamo in casa, che in teoria sarebbe il pezzo forte, il classico, ma che stasera è solo una parte di qualcosa di più grande.

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